«Cerano parecchi avventori. Il parroco, che era già seduto coll’asciugamani sotto il mento e col volto insaponato; il vecchio Lavatelli, quello dalla zampogna; ed un uomo di mezza età, che masticava tabacco e sputacchiava nero.
«Sedetti ad aspettare mentre il barbiere faceva la barba al parroco, appunto sulla gota destra, dove aveva un’enorme gonfiezza.
«L’avevo veduto la sera prima in farmacia, e pensavo:
— Come mai gli è gonfiato il viso a quella maniera in una notte? Ieri sera stava bene...
«Tirai fuori il libro di scuola che avevo in tasca, e, per passare il tempo, rilessi due volte un pezzo di latino difficile. Poi guardai a che punto stava la barba di Don Domenico, e, con mia grande stupefazione, vidi che la gonfiezza gli era passata dalla guancia destra alla sinistra, che appunto il barbiere stava radendo.
«Pensai:
« — È l’insaponatura che gli fa quest’effetto. Soffre forse di flussioni... Ma è strano che gli vengano tanto istantaneamente, e scompaiano colla stessa rapidità.
«Intanto il barbiere aveva finito. Prese le due estremità dell’asciugamani che pendeva sul largo petto di Don Domenico, glielo buttò sul viso, stropicciò forte per togliere ogni residuo d’umidità e di sapone, poi staccò l’asciugamani, ed il volto del parroco rimase bianco, con una lieve sfumatura turchina al posto della barba, e regolarissimo senza la menoma gonfiezza da nessuna parte.
«La mia stupefazione fu al colmo. Cosa poteva essere quel fenomeno? E doveva accadere anche a me?
«Guardai attentamente l’uomo che sputacchiava nero. Sedette col volto dritto e regolare. Il barbiere gli pose l’asciugamani sotto il mento facendoglielo entrare un pochino tra il collo ed il goletto. Poi prese il bacino, glielo mise sotto il volto e, presto presto, con la mano che aveva libera, gli inondò la faccia di spuma bianca. Quando depose il bacino per prendere il rasoio, il paziente aveva la guancia destra gonfia, come dianzi Don Domenico.