«Non staccavo più un istante gli occhi da quel prodigio, ansioso di scoprirne il segreto. Ad un tratto il barbiere disse:

— «Un po’ più alto...

«Ed immediatamente la gonfiezza salì più alto sulla guancia.

«Finalmente avevo capito, e risi di cuore della mia ingenuità. Si gonfiavano la guancia empiendola d’aria, e stringendo forte le labbra, per impedire che sfuggisse. Era una cosa che avevo fatta tante volte per chiasso.

«Sicuro. Come mai non l’avevo capito subito? Ecco. Finita la guancia destra, quell’uomo sputacchiò due o tre volte, mentre il barbiere passava dall’altro lato, poi gonfiò la guancia sinistra. Era buffo. Non vedevo l’ora di provare anch’io quel gioco. Intanto lo provavo da me, nel mio cantuccio.

«Mentre il barbiere stropicciava coll’asciugamani il volto dell’uomo che sputava nero, il vecchio Lavatelli, che era molto affezionato a tutti noi, mi disse:

— «Se vuol farsi la barba prima di me, signor Andrea, io non ho premura...

«Non mi parve vero, e corsi a sedermi sulla poltroncina. Appena fui conciato, coll’asciugami sotto la gola, mi empii la bocca d’aria, e mi gonfiai le gote, come un amorino paffuto, tenendo le labbra bene strette e respirando a stento dal naso.

«Il barbiere prese il bacino con la saponata e mentre mi passava la mano sulla bocca ripetutamente, disse:

— «La palla.