«Ogni due giorni si cambiava il letto, cioè si traslocavano tatti i bachi per togliere quello strato fetido che avevano sotto, e rimetterli sulle stoie con la carta pulita, perchè la insudiciassero un’altra volta.
«Erano quaranta giorni d’un lavoro incessante, febbrile; la fame dei bachi era insaziabile. Si doveva alzarsi una o due volte nella notte per somministrare il pasto a quelle centinaia di migliaia d’insetti.
«Poi, ad un tratto, non mangiavano più; scappavano da tutte le parti; e bisognava affrettarsi a circondare le stoie con frasche ed eriche, perchè i bachi si arrampicassero a fare il bozzolo.
«Io ed i miei fratelli ci sentivamo come rinascere, quando tutti i bachi erano arrivati a frasca; e non ci pareva vero di uscire all’aperto, e di non curarcene più.
«Ma il babbo e la mamma continuavano a guardare l’orizzonte, ed a spaurirsi ad ogni nuvola che compariva, perchè bastava un temporale, una giornata umida, una variazione di temperatura, perchè i bachi interrompessero il loro lavoro, ed il bozzolo riescisse difettoso.
«Quando ebbi dodici anni, mio padre mi disse che, per avvezzarmi a coltivare i bachi con tutta la cura dovuta ad una cosa tanto importante, mi faceva dono dell’ospedale.
«Dovevo occuparmene da solo; ed il prodotto sarebbe messo da parte come una mia assoluta proprietà, della quale potrei disporre per ogni necessità impreveduta.
«L’ospedale era la parte più repulsiva di quella gran faccenda repulsiva. Tutti i bachi stentini, giallini, rossastri, molli, bavosi, si toglievano dalle stoie, e si mettevano da parte in una stoina piccola, che era l’ospedale.
«Quelle bestiole infermiccie mangiavano lentamente, dormivano con ritardo, ed alle quattro mute, non riescivano mai a togliersi del tutto la vecchia pelle, che serbavano languidamente raggrinzata sulla coda. E finalmente filavano dei bozzoli piccini, storti, molli, incompleti, che si vendevano per pochi denari.
«Il primo anno però, il babbo, sempre allo scopo di innamorarmi dei bachi, ne fece passare nell’ospedale di molti, che, a rigore, avrebbero potuto stare coi sani; e quando fu il tempo di sbozzolare, raccolsi non solo della faloppa, ma anche un paniere di bozzoli buoni, e misi da parte trentacinque lire.