— Quella povera vedova! E con cinque figlioli! E quel povero uomo benedetto, che non volle mai saperne di privazioni!... Non avrà lasciato un soldo di risparmio...

«E della gente buona come i miei genitori, rimproveravano già a quel morto, che non era morto ancora, di non aver aggiunta anche l’infelicità delle privazioni alla sua povera esistenza di lavoro, per lasciare un po’ di benessere a quelli che rimanevano, vivi e sani, dopo di lui, mentre lui se ne andava sotterra.

«Mi fece pena questa ingiustizia del mondo verso i poveri morti, e dissi:

— «Io compiango lui, povero zio, che se ne va. Gli altri lavoreranno come ha lavorato lui, ad ogni modo s’accomoderanno sempre...

«Mio padre chinò più volte il capo pensosamente, e disse:

— «È facile dire, s’accomoderanno...

«Verso la metà d’ottobre la malattia s’aggravò tanto, che mio padre dovette partire per Oleggio. Lo zio era moribondo.

«Intanto il San Carlo s’avvicinava, e bisognava pensare a prepararmi per andare a Novara.

«La mamma mi condusse a scegliere le stoffe per gli abiti, ad ordinarmi le scarpe, le camicie, le pezzuole...

«Ma sulle stoffe ero irresoluta. Non ero avvezza a comperare senza consultare il babbo. Si fece mandare le pezze a casa, per vederle meglio, e per sentire anche dal sarto quali fossero più convenienti. Intanto chi sa? Potrebbe darsi che lo zio stesse meglio, e che il babbo tornasse per vedere anche lui...