«Figuratevi la gioia della Giovannina! Sebbene la sala del balcone, di solito, stesse sempre chiusa, perchè l’aria e la luce non facessero scolorire le seggiole ed il divano di reps, quella sera ella si piantò sul balcone appena vide la baracca, e non si mosse più finchè la burattinata fu finita ed i lumi spenti.

«Il giorno dopo stette in grande ansietà per paura che il burattinaio non tornasse. Ma tornò, e lei, tutta felice, domandò ai suoi parenti il permesso di mandare a prendere due amiche, perchè godessero con lei quello spettacolo.

«E per parecchie sere, le tre fanciulle si divertirono immensamente, attentissime alla commedia, che poi il giorno dopo ripetevano a chi voleva sentirla.

«Io, che ero appunto a Novara per studiare al liceo, fui invitato dalla Giovannina alle burattinate, e quando non avevo molto da studiare, ci andavo e mi divertivo la mia parte.

«Ma quell’anno l’ottobre era eccezionalmente freddo, e la commedia finiva tardi, verso le dieci. Le ragazze infreddarono tutte.

«Allora tutti i parenti proibirono di stare al balcone di sera, compresa mia zia, che intimò a sua figlia d’andare a letto alle otto, finchè non le fosse passata la tosse.

«La Giovannina non disse nulla, perchè sua madre non le permetteva di discutere le sue risoluzioni. Ma la tosse continuava e si faceva anzi più acuta, nonostante gli atroci decotti di orzo indolciti col miele, che la zia faceva ingollare alla malata.

«Intanto io, che non avevo bisogno del balcone per godere le burattinate, la prima sera che i miei studi me lo permisero, andai in piazza del Rosario, con l’intenzione di sentire la commedia in piedi. Ma la folla era già compatta, e non mi fu possibile di farmi strada fin sotto il balcone della zia, per essere in faccia alla baracca. Rimasi invece dietro la baracca ed in faccia al balcone chiuso.

«Quando non si vedono gli attori, l’attenzione è meno accaparrata dallo spettacolo. Io dunque guardavo in giro, un po’ qua, e un po’ là, e più spesso sul balcone della zia, pensando che lassù avrei veduto tutto, e sarei stato più comodo che lì dietro, pigiato tra la folla, dove sentivo la voce in falsetto d’una infelice ambiziosa defunta, che urlava tra le fiamme dell’inferno: «Per trent’anni di regno, tutta un’eternità di pene!» Vedevo i bagliori rossi del fuoco eterno di paglia, che ardeva sul davanti della baracca, ma non potevo vedere nè l’inferno, nè i diavoli, nè la regina.

«Ad un tratto, a quella luce rosseggiante, vidi moversi qualche cosa di bianco sopra un gran testo, nel quale cresceva una magnifica pianta d’oleandro, sul balcone della zia.