«La sera seguente il burattinaio piantò la baracca in piazza delle Erbe; e dopo due o tre giorni la tosse della Giovannina era cessata.

«Ma quando ella seppe che ero stato io l’eroe di quell’impresa, e che l’avevo compiuta per lei, invece di ringraziarmi, mi rimproverò, perchè l’avevo privata del suo modesto teatro democratico, che la divertiva tanto.

Come il nonno non sposò la signora Giovannina

Quella storiella dei burattini ci aveva molto scoraggiate. Era stata come una gran raffica, che aveva spazzato via tutte le nostre speranze di divertimenti.

A noi pareva anche ingiusta perchè, in realtà, non eravamo musone, e la baracca dei burattini, se fosse capitata sotto la nostra terrazza, avrebbe divertite anche noi, come ci divertiva alle volte una partita a tombola col nonno e con le zie.

Soltanto, quegli spassi lì non ci bastavano. Avevamo sempre il desiderio d’andare ai balli, dove andavano la tale e la talaltra; di vestire come loro; e quei continui confronti ci rendevano malcontente, e dissipavano presto l’allegria, che ci avevano procurato i nostri modesti e semplici piaceri.

Per combinazione, appunto pochi giorni dopo quel discorso sul teatro, ricevemmo per la prima volta un invito per una festa da ballo.

Eravamo a tavola; noi si pranzava al tocco; la donna venne a dirci che c’erano giù in sala delle signore.

— Chi mai?

Il nonno non voleva esser disturbato quand’era a pranzo; e sebbene, quando si trovava con le signore, le trattasse con la squisita cortesia dei suoi tempi, preferiva però di non trovarcisi.