Ci permise di scendere in sala noi a ricevere quella visita, e rimase a tavola solo, perchè allora nostro fratello era in collegio.

In sala trovammo la signora Righi, con due delle sue sei figliole. Non volevano neppure sedersi, perchè avevano una gran premura; erano in giro a fare gl’inviti «per quattro salti» che si farebbero in casa loro il domani sera.

Dovevano ancora girare tutta Novara, perchè non si trattava d’una festa, per la quale mettesse conto di mandare gli inviti per lettera.

— Quattro salti, semplicemente. In tutta confidenza. Un vestito chiaro purchessia. Chiaro, perchè è più allegro; ma senza eleganza, vedete? E badate di non mancare. Ditelo al nonno che contiamo su voi....

Ed erano già in fondo alla scala.

Io era come sbalordita, in uno di quegli accessi di contento insperato, che quasi non si osa credere alla nostra felicità.

Stavo a guardare mia sorella, aspettando di sentire cosa ne pensasse lei, prima d’abbandonarmi alla gioia che mi gonfiava il cuore.

La Giuseppina scrollò il capo, e disse sfiduciata:

— È inutile pensarci, non ci si va, sai!

— Perchè? Il nonno non vorrà?