Cercai di conciliare le cose con un’altra proposta:
— Infatti, domandare un abito nuovo sarebbe un’indiscrezione. E poi la sarta non avrebbe neppure il tempo di farlo. Ma si può accomodare ogni cosa. Io mi metto il vestito verde. Tu prendi quella vecchia gonnella rossa di seta della povera mamma, che è nell’armadio. La copriremo tutta coi nostri due veli di tulle bianco della prima comunione, che sono affatto nuovi, e che ti faranno una bellissima sopravveste. Quanto alla vita, metterai quella di seta nera, ed avrai una toletta da serata senza spendere un soldo.
Mia sorella si rasserenò tutta all’idea di quell’abbigliatura, che allora era di gran moda, e che certo le avrebbe fatto fare una figura magnifica.
Soltanto, la gonnella rossa la teneva il nonno in un armadio chiuso a chiave, con tutto lo spoglio della nostra povera mamma, e non si poteva pigliarla, se lui non ci dava la chiave, ed il consenso.
Questo ci mise in gran pensiero, perchè, conoscendo i suoi principî severi, temevamo un serio rabbuffo.
Tuttavia, siccome non c’era tempo da perdere, io che, domandando non per me ma per un altra, mi sentivo più coraggio, andai dal nonno, e pian piano gli dissi che la Giuseppina sarebbe stata tanto bene con un vestito da ballo, e che si poteva combinarlo senza nessuna spesa, perchè c’era tutto in casa...
E gli esposi il mio disegno, il vestito rosso, i veli, ecc. ecc.
Egli corrugò la fronte, poi rispose una sua parola che noi conoscevamo decisiva, inesorabile, ed alla quale non avremmo mai osato di rispondere:
— Non se ne parli altro!
Io rimasi male. Ma cosa potevo dire?