Infatti la serva aveva ragione. Era un’avventatezza indegna di due giovinette destinate a diventare due modelli di donne di casa, l’interrompere le occupazioni importanti dell’unica donna di servizio, per una visita che non si giustificava in nessun modo.
Ma la strada era breve, ed appena fummo alla porta della signora Giovannina, rimandammo la donna alle sue faccende, e salimmo sole.
Era la prima volta che andavamo spontaneamente da quella vecchia parente, e la prima volta che invocavamo il suo appoggio.
Come accade sempre dei disegni troppo arditi, passata l’eccitazione orgogliosa d’averlo concepito, mi si affacciavano tutte le difficoltà dell’attuarlo. Nel salire le scale, dissi con un sospiro:
— Non otterrà nulla neppur lei, come la direttrice quando si trattò delle lezioni di piano.
E la Giuseppina rispose:
— Almeno la signora Giovannina non corre il rischio di sentire una storiella, perchè le storie del nonno le sa tutte anche lei.
Ed io soggiunsi:
— E così non la sentiremo neppur noi; sarà tanto di guadagnato.
Fu invece la signora Giovannina, che, questa volta, ci raccontò una storia.