Appena, un po’ intimidite, un po’ esitanti, le ebbimo detto quanto volevamo da lei, si scrollò tutta con tale nervosità, che i nastri della cuffia, i lembi della cravatta, il grembiule, tutto si mise a svolazzare ed a sbattacchiarle intorno.
E, mentre si agitava a quel modo, diceva:
— No, no, ragazze, no. Io non glielo dico; e nessuno glielo deve dire. E voi dovete rinunziare a questa idea del vestito, e non pensarci più, e metter da parte l’ambizione... Perchè, se sapeste che male può farvi! Se sapeste! Bisogna sapersi accontentare del proprio stato, e non pretendere di imitare i ricchi, ecco! Non importa che quell’abito non costi nulla. Non dovete farlo.
Poi, con una certa peritanza, e con espressione di rammarico, soggiunse:
— Io l’ho imparato a mie spese...
La Giuseppina disse spaurita:
— Oh, Dio! Vuol raccontare una storiella anche lei, signora Giovannina?
E lei rispose con impeto:
— Ma sì; appunto. Siete ragazze, e vi può fare del bene. Sapete perchè sono invecchiata sola, senza marito, senza figlioli, in questo isolamento che mette pietà? Per l’ambizione. E per un’ambizione che non costava nulla ai miei parenti e che prima non avevo...
— «State a sentire. Voi conoscete quanto è buono Andrea, e quanto ha studiato, e che uomo d’ingegno è. Ma allora, ai tempi di cui parlo io, non era ancora professore di fisica e di botanica. Era farmacista e giovane. Aveva comprata la farmacia con poche migliaia di lire che gli aveva date suo padre, impegnandosi a pagare il resto del prezzo convenuto, nel termine d’un certo numero di anni. E lavorava molto, e spendeva poco, per finire quel pagamento e diventare proprietario assoluto della farmacia: E diceva: