« — Sei una figliola industriosa; sai figurare senza spender quattrini.

«Andrea invece, quando mi vide con quella nuova abbigliatura, ed udì la storia della mia abilità, disse:

« — Io non capisco che utilità ci sia a parere di più di quello che siamo.

«E non mi fece nessun elogio.

«Quella sera ancora fui molto circondata e potei fare soltanto un ballo o due con mio cugino. Ma mi avevano trovata tutti così bizzarra, per aver adottato quel colore degli abiti maschili, che io ne ero lusingatissima; e, del resto, ci mettevo dell’amor proprio a potermi far preziosa con lui. Non mi pareva mai d’aver riscattata abbastanza l’umiliazione di quella seconda sera, quando, vedendomi trascurata, m’aveva fatta ballare per compassione.

«Almeno io aveva creduto che fosse per compassione.

«Incoraggiata dai risultati ottenuti, per l’ultimo ballo rilavai il vestito e, sempre con lo stesso metodo, m’ingegnai a dargli un nuovo colore. Questa volta lo bagnai nel caffè e gli diedi una forte tinta di tela greggia, che allora si chiamava color nanchino. Con due o tre lire di spesa vi aggiunsi una cintura rossa, e fu ancora una serata trionfale per me.

«Quella sera la mamma osservò che, con Andrea, non avevo ballato affatto. Neppure una volta. Ma io me ne consolai. Chissà quanto doveva aver sospirato d’avermi, senza trovarmi mai libera! Doveva ammirarmi tanto più, dacchè m’aveva veduta tanto ricercata da tutti.

«Finito il carnovale non si parlò più di divertimenti, e si tornò alla solita vita casalinga.

«Andrea si vedeva di rado; ma era molto occupato nella farmacia; si capiva che non gli rimanesse tempo d’andare in giro.