Noi comprendemmo che tutto questo era vero, e, senza più parlare del famoso vestito rosso, andammo a quelle due festicciole col nostro vestito da estate di lanetta bianca e verde, che ora farebbe rabbrividire certe nostre giovinette pretenziose ed inspirerebbe loro chissà quanti epigrammi maligni.

E ci divertimmo allegramente, ballando fra noi ragazze quando i ballerini non venivano a prenderci.

Però quel giorno, mentre la signora Giovannina era andata a mettersi il cappellino per accompagnarci a casa, la Giuseppina mi disse:

— Dicevi bene, dianzi a casa, Maria. Tutti i nostri ideali sono destinati a svanire in una storiella.

E tutte e due sospirammo con grande rammarico.

Come il nonno prese moglie

Quel gran disinganno della signora Giovannina ci aveva richiamata alla memoria la prima moglie del nonno, morta da molti anni, e che noi naturalmente non avevamo mai conosciuta.

Ma avevamo udito ripetere in casa e fuori che era una gobbina, alta appena un metro, e che non usciva mai di casa. In sedici anni circa che aveva vissuto col nonno, non era uscita più di otto o dieci volte, in carrozza.

Perchè mai il nonno aveva sposato quel povero essere deforme? Lui doveva essere stato bello nella prima gioventù. Certo era alto, molto alto, ben proporzionato, forte, cogli occhi buoni ed i lineamenti regolari. Tutto questo si vedeva ancora ad ottantasei anni.

Ed anche la signora Giovannina, la sua prima passione, era stata bella. Ne portava le traccie nelle linee correttissime del volto, nella persona alta e svelta. E poi, il nonno stesso ce l’aveva detto più volte.