Tratto tratto alzava il braccio destro armato di quell’arma innocente, spiccava con un solo colpo un ramo troppo sporgente, poi riprendeva la sua positura colle mani di dietro incrociate, e tirava via a camminare canticchiando certe sue tre note, stonate ed invariabili.
«Hum! Hum! Hum!»
Quel giorno eravamo troppo distanti per udire le note, ma conoscevamo le sue abitudini, e ci pareva di udirle.
La signora Giovannina strinse le labbra ed alzò il mento, accennando il nonno, e, cogli occhi fissi in quella larga schiena diritta, rispose:
«Perchè è sempre stato buono come un santo. Ecco perchè ha fatto quel matrimonio!
Noi non parlammo, perchè avevamo sorpreso nella voce della signora Giovannina un certo suono gutturale, che ci aveva imbarazzate.
E lei pure s’era interrotta, un po’ mortificata di quella commozione.
Si diede una gran scrollata, come per scuoterla via, poi cominciò a raccontare, parlando a scatti, col suo accento asciutto, che quel giorno stonò più volte col senso pieno di calore delle sue parole.
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«Quella povera gobbina, era figlia di certi signori Ripamonti, lontani parenti di Andrea.