«Povera Maria, — scriveva. — Fu il mio silenzio, l'isolamento, forse la crudele necessità di vivere, che t'hanno indotto a sacrificarti con un vecchio. — Ma io so che non puoi amarlo, che il tuo cuore è mio.»
Non posso ripetere quelle supposizioni oltraggiose, che facevano salire il rossore sulla mia fronte di moglie onesta. Mi pareva che quelle parole profanassero il mio amore devoto per Marco, m'avvilissero dinanzi a lui.
E dopo le supposizioni venivano le proposte oltraggiose anch'esse:
«Edmondo mi amava più che non mi avesse amata mai. — Mi perdonava, d'averlo tradito! — Desiderava ardentemente di rivedermi; mi aspettava l'indomani alla tale ora, nel tale luogo.»
Mi dava un appuntamento! A me, moglie d'un altro, vicina a divenir madre! — E non dubitava nemmeno ch'io potessi non andarci. Che avessi ad offendermi poi!.... Ed infatti, non gli avevo dato il diritto di giudicarmi così? Che ragione avevo di pretendere che mi credesse onesta?
Eppure ero onesta e pentita, e tutto quanto c'era di leale, di giusto nella mia anima, si ribellava a quella proposta vergognosa.
Non risposi; ma dopo alcuni giorni venne un'altra lettera.
«Perchè non ero andata? M'aveva aspettata. Non avevo potuto sfuggire al mio vecchio marito? Era geloso? E perchè non gli avevo risposto almeno una parola?»
Umiliata, indignata da quei ripetuti insulti gli risposi: «che cessasse di scrivermi; ch'io amavo e stimavo profondamente il marito che m'aveva offerto lealmente il suo nome: che avrei preferito morire che fargli il menomo torto.»
Ma quella risposta non fece che esaltarlo maggiormente. Irritato dal mio rifiuto, mi rispose un biglietto ironico e crudele.