Non avevo speranza di commovere Edmondo; ero certa che la prima volta che avessi mancato di rispondere al suo richiamo imperioso, avrebbe mandate le lettere a mio marito. Era irritato dalle mie continue ripulse, dall'indifferenza con cui lo trattavo; era geloso del mio amore per Marco, non aspettava più che un'occasione per vendicarsi di tutto.
Ebbi un momento d'energia disperata.
— Non andrò più da Edmondo — pensai. Ma prima che mi denunci a mio marito, mi denuncierò da me stessa. Dacchè sono decisa a morire, voglio confessargli tutto, confessarglielo io, che posso pure dirgli qualche cosa per mitigare i miei torti ed attenuare il suo disprezzo. — Gli rammenterò com'ero sola, lontana da mia madre, da tutti i miei, e povera; e che a forza d'andare all'ufficio come gli uomini, e cogli uomini, non vedevo più la sconvenienza di trattarli con dimestichezza, non avevo più soggezione, non arrossivo più. Gli dirò che in quella posizione non avevo nessuna affezione, nessun consiglio, nessuna gioia per sfogare l'espansione della mia anima giovanile; e come fui punita, e come mi pentii. E poi gli dirò della lettera che gli avevo scritta; gli giurerò in ginocchio, davanti a Dio, che l'avevo scritta spontaneamente, per dirgli tutta la verità; e che non fu di proposito, ma per una combinazione fatale che l'ho ingannato.
Mi scaccerà egualmente, perchè la clemenza umana non basta per di certi perdoni, ed io implorerò che mi lasci vivere qui, lontana da ogni altra vergogna fintanto che gli abbia dato un figlio da amare. Poi me ne andrò a morire in qualche luogo isolato, senza contristarlo con una scena d'orrore. — Ed avrò almeno il conforto di sapere che quando penserà a me non mi accuserà d'averlo ingannato, mi giudicherà colpevole, ma non vile ed ingrata; e mi disprezzerà meno.
Sola nella mia stanza, mi esaltai tutto il giorno con quei pensieri, colla visione di quelle scene strazianti. — Stavo così male che potei evitare d'andare a pranzo; avevo pianto in modo da sfigurarmi, e poi avevo bisogno di non distrarmi dal mio proposito. Era la prima volta che non andavo a pranzo con mio marito; pensavo:
— Pranzerà in fretta, poi verrà subito a vedermi; — e lo aspettavo per fargli la mia confessione.
Avevo preparato in mente ogni parola, ogni atto. Era un discorso lungo, una serie d'accuse, di scuse e di suppliche. Ma sapevo che doveva finire con una separazione definitiva. No; non era possibile che mi lasciasse aspettare in casa sua la nascita del mio bambino, mi manderebbe dalla mamma, e non lo vedrei più. — Quando arrivavo col pensiero a quel punto, quando gli dicevo addio, ricominciavo a piangere disperatamente.
Essere uniti a quel modo, amarsi tanto, e doversi separare!