— Ecco l'ultima carezza che mi fa. Fra un momento ritirerà le mani con ribrezzo e mi respingerà. — E tutto il mio coraggio svanì, e tornai a dire:

— Senti, Marco.... — ed intanto pensavo quale piccola mancanza potessi inventare per giustificare quella scena senza dirgli la verità.

— E così? — disse Marco. — Cosa debbo sentire? — Via di'; ti faccio paura? — Poi soggiunse in tuono di scherzo:

— Hai ammazzato qualcuno?

Quella parola mi richiamò vivissimo il mio proposito di suicidarmi; l'orrore d'aver compreso in quel progetto orrendo la vita di mio figlio; e le lettere; le lettere disgraziate che mi avevano condotta a quel punto. — Mi tornò al pensiero la scena di vergogna, tante volte temuta, di vedere quelle lettere, in cui sfogando i miei rimorsi avevo ripetutamente affermata la mia colpa, lette ad una ad una da Marco; e di udirlo dirmi:

— Perchè m'hai ingannato?

No; non potevo, non volevo ingannarlo più.

— Senti Marco, — ripresi con uno sforzo sovrumano — una volta, prima che tu m'avessi mai parlato — sai — quand'ero tanto sola — e tanto triste....

Esitai un momento. La mia voce tremava, ed il cuore mi batteva forte forte, ed avevo un fischio negli orecchi come quando s'ha preso troppo chinino; non avevo la forza di proseguire; avrei voluto che m'incoraggiasse. — Egli mi disse soltanto:

— Ebbene? Quand'eri tanto triste?...