Sul palcoscenico del Walnut-Theatre non erano mancati tiranni sanguinari, per giustificare le supposizioni atroci di Tobie.

C'erano momenti in cui il pover'uomo, nel suo immenso sconforto, pensava che, se veramente quel cranio fosse stato il suo, avrebbe rappresentata una parte nell'Amleto, ed una parte importante; e gli doleva quasi di non essere stato decapitato.

A lungo andare, e col ripetersi di quella scena, il pensiero di Tobie si fissò con insistenza su quella combinazione funebre, la quale conciliava il suo desiderio di prender parte alle rappresentazioni drammatiche colla incompatibilità della sua voce e la sua inettitudine a recitare. Se avesse potuto davvero mettere là il suo cranio! Ma come fare?

Finalmente, a forza di rifletterci sopra, gli parve d'aver trovato il modo; e da quel momento il suo spirito apparve più sollevato e tranquillo. Aveva ancora una speranza, una meta, per quanto stravagante, a cui rivolgere l'attività della sua mente.

In quell'epoca cominciò a correre voce che Tobie Reed avesse fatto una ricca eredità. Ma il suo modo di vivere non mutò affatto; continuò a lavorare tutto il giorno e ad assistere alle rappresentazioni della sera coll'usata assiduità; la sua casa non s'ingrandì nè si fece più bella; la Bess continuò a lavorare di cucito per un negoziante di biancheria come aveva fatto sempre; e la diceria dell'eredità non ebbe più corso.

Tuttavia era stata una ragione abbastanza plausibile che l'aveva suscitata. Per più d'un mese Tobie s'era mostrato preoccupatissimo della sua successione. Voleva far testamento; andava domandando a tutti come si facesse, come potesse esprimere validamente le sue ultime volontà un uomo che non sapeva scrivere; e se fosse indispensabile ricorrere a un notaio, e se si dovesse pagarlo, e quanto.

Questo se e questo quanto erano stati due ostacoli insuperabili pel povero Tobie, ed avevano privato i posteri delle sue ultime volontà. Egli aveva messo fuori un gran sospirone sulla spesa approssimativa d'un testamento che gli avevano indicata, e non ne aveva parlato più. Era evidente che le supposizioni dell'eredità erano state infondate. Tobie aveva desiderato di far testamento per qualche sua stranezza, come aveva desiderato di recitare; era stata una nuova manìa; ma in realtà di patrimonio da legare non ne aveva, dacchè gli mancavano persino i quattrini per pagare il notaio.

L'anno scorso in principio dell'inverno il signor Edison prese in affitto il teatro di Walnut Street per un dato numero di sere. Doveva fare davanti al pubblico i primi esperimenti del fonografo.

Tobie rimase sbalordito quando vide il palcoscenico invaso fin dal mattino da quelle macchine d'ogni dimensione. Che cosa dovevano farne? E dove starebbero gli attori? Non gli riesciva d'immaginare che strano dramma si preparasse. Specialmente quel cilindro, lungo quasi un metro, montato sopra una specie di cavalletto, con tanta complicazione di piombi appesi a catene di varie lunghezze, e ruote e manovelle, quel grande ordigno che teneva il posto d'onore sul davanti della scena, lo impensieriva moltissimo.

Tutta l'altra serie di fonografi di dimensioni minori, che erano sparsi su varie tavole, Tobie li credette macchine da cucire, e suppose che le avessero portate là perchè nel dramma si dovesse rappresentare una sartoria, un laboratorio, o qualche cosa di simile.