La sera del primo esperimento Tobie fu sollecito ad accorrere al suo posto fra le quinte, più curioso, più interessato che mai. Non vedeva l'ora di sapere che parte doveva rappresentare quella macchina.

Cominciò dal non capir nulla, e dal sorprendersi al vedere che non comparivano attori, che non c'erano scene, che un giovane signore tutto solo e vestito di nero faceva al pubblico un lungo discorso.

It is a lecture — è una conferenza — disse Tobie.

Ma la sua meraviglia passò ogni limite, quando vide il giovane signore accostare la bocca alla macchina misteriosa, e confidare al suo orecchio d'ottone il solito dilemma che da tanti anni tribolava il capocomico:

Tobie or not Tobie; that is the question.

Era dunque per decidere di questo che si era fatto tutto quell'apparecchio? E che cosa ne risulterebbe?

Tobie aveva finito per rassegnarsi a non essere artista; aveva un altro progetto che appagava le sue lunghe aspirazioni. Tuttavia fu vivamente interessato da quel modo tutto nuovo di risolvere una questione.

Dopo aver parlato, il giovane signore passò dietro la macchina e si pose a tirare le corde ed i piombi.

— Si estrarrà a sorte — pensò Tobie. Ed aspettava di veder uscire da qualche parte una cartolina su cui fosse scritto il , o il no.

Ma invece fu la macchina stessa che ripetè colla medesima intonazione piena di dubbi: