Tobie or not Tobie, that is the question.

Era stupefacente che quel suo desiderio fosse diventato la preoccupazione generale. Che persino le macchine si tormentassero con quella questione. Alla lunga, però, capì che la macchina non aveva pensieri suoi da esprimere; che ripeteva soltanto quanto le avevano detto. Ripeteva tutto; colla stessa voce, colle stesse intonazioni! Una macchina che parlava!

Era un miracolo come quello dell'asina di Balaam.

Ma dopo la macchina grande parlarono anche le piccole, le macchine da cucire. Il miracolo era più grande d'ogni altro scritto nella Bibbia. L'asina di Balaam era unica.

Tobie era in un orgasmo straordinario. Nessuna produzione drammatica lo aveva mai esaltato tanto.

— Parlano! — gridava. — Udite, udite! Vi sono macchine che parlano! Ripetono una volta, dieci volte, cento volte, quanto hanno udito!

E s'informava se quelle macchine potessero ripetere un discorso dopo un dato tempo... dopo un mese... dopo un anno...

— Sì, potevano ripeterlo dopo un tempo infinito, purchè non venisse toccato il foglio di stagnola su cui era rimasta l'impressione della voce, mediante le oscillazioni inflitte al piccolo perno....

Tobie non comprendeva nulla delle spiegazioni; ma la sua gioia era al colmo. Batteva le mani, saltava, rideva come un pazzo. Pareva che quella scoperta lo toccasse ne' suoi interessi più vitali; che l'avessero fatta esclusivamente per lui.

Quando il teatro fu deserto, egli s'introdusse sul palcoscenico, e passò parte della notte a far girare il manubrio dei fonografi, ad ascoltarli ripetere le parole che erano state dette nella serata, a dirne di nuove ed a farle ridire. E così continuò per tutte le notti finchè durarono gli esperimenti. Si credeva che lo avesse colto una nuova mania.