Dopo la scoraggiante accoglienza che hai fatta l'anno scorso al povero Tobie Reed, dovrei limitarmi a scriverti il bollettino sanitario della mia famiglia; noi stiamo bene, e così spero anche di te; e non aspirare mai più a suggerirti nessun tipo pe' tuoi racconti.

Ma tutti abbiamo la nostra parte d'amor proprio. Io poi, oltre la mia, debbo avere anche quella di qualchedun altro, perchè quella tua risposta a proposito della mia narrazione: povera di fatti, punto interessante e che finiva male, non la mi è mai andata giù. Ed ora che quel racconto ha avuto un seguito di fatti, ed un'altra fine, provo una specie di soddisfazione personale; mi pare che tutto questo sia avvenuto per dare una riparazione a me e per provarti che la storia ch'io t'avevo suggerita non era poi così poco interessante come tu credevi. Sicuro! Ho scoperto che non finiva là; era soltanto il prologo di un dramma, un vero dramma questo, che si è svolto or ora, sotto i miei occhi. Figurati se voglio rinunciare a narrartelo!

Circa un anno fa, poco prima della morte del Reed, era morta qui una ricchissima vedova senza figli. Aveva dei parenti, che, come al solito, avevano fatto grande assegnamento sulla sua eredità. Ma all'apertura del testamento, si era trovata una clausola stravagante, che diminuiva il patrimonio di più di un terzo. Ella chiamava eredi universali de' suoi beni mobili ed immobili, ecc., i suoi due fratelli Abele e Nathan Blounty; ma faceva un'eccezione riguardo a' suoi gioielli, i quali dovevano essere tutti sepolti con lei, nessuno eccettuato.

Quei gioielli erano qualche cosa di favoloso. Te ne cito uno solo per darti un'idea del loro immenso valore. Ti ricordi la famosa collana di perle che il povero marchese A.... aveva voluto comperare a Parigi per sua moglie, e non potendola pagare sborsò finchè visse trentamila lire all'anno, come interesse del capitale che rappresentava? Devi ricordartela, perchè l'abbiamo veduta insieme molti anni sono alla Scala, ed allora tutta Milano ne parlava.

Ebbene, quella collana — che alla morte del povero marchese A...., completamente rovinato, era tornata al suo proprietario — era poi passata per varie mani, ed aveva finito per capitare a Filadelfia all'epoca dell'ultima esposizione.

Qui era stata comperata dalla vedova Blounty, ed ora faceva parte dello sfarzoso corredo di gioielli destinati ad ornare il suo cadavere pel giorno del Giudizio.

Puoi figurarti con che desolazione i fratelli accompagnarono al cimitero ed affidarono alla terra la salma preziosa.

La cassa in cui l'avevano rinchiusa era addirittura una cassa forte, tutta coperta di ferro, e saldata in giro. Essi avevano, per forza, obbedito al volere della defunta; ma non rinunciavano a custodire gelosamente quelle ricchezze, come se le considerassero sempre di loro proprietà, e sperassero che, per qualche evento imprevedibile, dovessero un giorno o l'altro tornare nelle loro mani.

Pare però che quelle precauzioni non fossero sufficienti. Quel tesoro sepolto doveva naturalmente allettare i ladri.

Infatti, circa quindici giorni sono, nella notte del 27 marzo, furono arrestati nel recinto del cimitero due giovani, un uomo ed una donna, armati di vanghe e di leve.