Il coperchio di ferro era stato rimesso al suo posto; ma combaciava male. Quando venne sollevato, si vide la morta pallida e composta nella bara, ma spoglia di tutt'i gioielli coi quali era stata sepolta. Sui suoi piedi bianchi giacevano abbandonati uno scalpello ed un grosso martello. I periti riconobbero gli strumenti coi quali era stata forzata la cassa.

Le carni della morta, rimaste sempre ermeticamente chiuse, non si erano scomposte. Ma erano rammollite, e nello sforzo che avevano fatto i ladri per disgiungere le mani, il pollice della sinistra s'era strappato, ed era rimasto chiuso tra il pollice ed il palmo della destra.

Quella mutilazione non indicava nessuna barbarie premeditata nè volontaria; era affatto accidentale, ed il cadavere insensibile non ne aveva sofferto; s'era voluto unicamente togliere qualche braccialetto o qualche anello, che non avrebbe potuto staccarsi senza disgiungere le mani.

Tuttavia quel fatto bastò ad accrescere oltremodo l'indignazione degli astanti, ed appena la notizia si sparse per la città, tutti gli animi furono mal prevenuti contro gli imputati; nessuno metteva in dubbio la loro colpabilità. Soltanto dovevano avere un terzo complice, al quale era riuscito di fuggire coi gioielli della morta.

Il fatto era così evidente, i ladri colti in flagrante erano talmente nella impossibilità di giustificarsi che il processo non ispirò neppure alla prima grande curiosità. Dal nome del complice in fuori, si sapeva già tutto.

Ma appena i giornali recarono i primi resoconti dell'istruttoria, la curiosità e l'interesse furono eccitati al più alto grado, ed alla prima udienza pubblica il pubblico accorse in gran folla al tribunale.

Negli interrogatori era stato esaminato prima l'imputato il quale aveva detto di chiamarsi Seth Reed, d'anni 31, cesellatore. Egli aveva negato assolutamente il furto, e l'intenzione del furto; aveva negato d'avere altri complici oltre la donna che era stata arrestata con lui.

Aveva narrata una storia meravigliosa ed incredibile, secondo la quale sarebbe stato dietro un avviso sopranaturale che avrebbero deciso di introdursi nel cimitero per violare una tomba. Ma non la tomba della vedova Blounty. Di questa dichiarava di non sapere assolutamente nulla; nè la località, nè le ricchezze che conteneva.

Le deposizioni della donna s'erano trovate perfettamente conformi a quelle del suo complice. Ella credeva fermamente d'aver obbedito ad una voce d'oltre tomba, recandosi al cimitero nella notte del 27 marzo. Pareva infervorata nella sua idea; ne parlava con riverenza come di cosa sacra.

Era evidente che volevano farsi credere allucinati; era il loro sistema di difesa.