— Da quando in qua è proibito eseguire le ultime volontà dei moribondi? Allora a cosa servirebbero i testamenti? Io ho giurato che finchè non avrò dato pace all'anima del mio povero marito, non mi rimariterò più, e nessuno toccherà più quella cassa; ed io stessa non avrò più un'ora di tranquillità, perchè la coscienza mi dice che quello è il mio dovere.
Seth finì per lasciarsi persuadere.
— Ebbene — disse — andiamoci questa notte, e facciamola finita.
Combinammo che io avrei lavorato al magazzeno. Ch'egli sarebbe venuto a prendermi dopo la giornata, avremmo pranzato fuori di città e poi saremmo andati nella notte al cimitero. Io non volevo rientrare in casa sola con quel rimorso sulla coscienza. Quella notte avevo creduto di morire dalla paura. Avevo anche le convulsioni; vedevo il morto, e tutta la stanza risuonava del suo grido:
«Tagliatemi la testa! Tagliatemi la testa!»
Si fece come s'era detto. Ma era una notte nuvolosa e scura; ci volle del tempo a scavalcare il muro; specialmente per me che non ero mai salita sopra una scala di corda, e tremavo tutta dalla paura. C'inoltrammo nei viali bui, per cercare la tomba del povero Tobie. Ma non avemmo il tempo di trovarla. Il sexton ci aveva ingannati, oppure nell'oscurità non riconobbe che eravamo noi, e ci credette due ladri; ci fece arrestare.
— A che ora siete entrati nel cimitero? — domandò il giudice.
— Dovevano essere le undici e mezzo, perchè alle undici ed un quarto eravamo giunti al recinto; e la scalata del muro e la ricerca della tomba ci occuparono un quarto d'ora circa.
— E foste arrestati appunto alle undici e mezzo?
— Sissignore.