La tomba del Reed era rimasta intatta perchè nessuno attentava alla sua povera salma ignuda, e le ricche spoglie della vedova Blounty erano scomparse perchè tutto quel complotto era stato montato per riescire ad impadronirsi di quelle ricchezze. Ed infatti gli imputati non avevano potuto provare di non essersi introdotti nel cimitero un'ora od anche più, prima del tempo che avevano indicato. Secondo le deposizioni, avevano fatto una passeggiata talmente solitaria da non essere veduti da nessuno, erano rientrati a prendere le vanghe e le leve in una casa tanto deserta, da non essere uditi da nessuno. Non era cosa abbastanza strana, e non riesciva più facile supporre che nessuno li avesse veduti, nè uditi dopo le dieci di sera, perchè già a quell'ora, erano occupati nel cimitero a commettere il doppio delitto di profanazione e di furto?
Sebbene nè il dottor Wintry, nè il reverendo Jeoffrey Treden, i soli testimoni citati dall'imputata, non avessero udito il testamento di Tobie Reed, il giudice non voleva supporre che quel testamento fosse stato inventato dai colpevoli un anno prima, in previsione del furto. Ammetteva che il testamento fosse vero; faceva più; ammetteva che alla morte di Tobie Reed la vedova ed il cugino di lui non pensassero ancora a commettere un furto nel cimitero.
Ma più tardi quando avevano combinato quel piano colpevole, avevano pensato di valersi del testamento del povero maniaco, per giustificare la loro presenza nel cimitero in caso d'arresto, e per questo avevano cominciato quattordici mesi dopo, a dare un'importanza postuma a quel legato, che prima avevano considerato come una follia.
Ed infatti, per stabilire meglio che quello era il loro movente e non il furto, erano andati a parlarne con finta ingenuità al sexton; a quel modo credevano di prepararsi un testimonio in loro favore.
Ma violare una tomba era sempre un delitto, qualunque ne fosse il motivo. Ed essi avevano pensato, nella loro superstiziosa ignoranza di declinare la responsabilità di quel fatto, inventando un ordine soprannaturale a cui obbedivano per sentimento religioso.
Sgraziatamente per loro, soggiungeva ironicamente l'oratore, avevano commesso l'imprudenza di collocare l'anima del trapassato che parlava ai superstiti, in una cassetta inchiodata; e la scomparsa della cassetta deponeva contro la loro asserzione. Perchè non lasciarlo libero quello spirito, ora che era sciolto dal suo involucro mortale? Almeno avrebbe potuto perdersi nell'immensità dello spazio, senza che la giustizia umana, indiscreta, gli domandasse conto della cassa che l'aveva ospitato durante i suoi miracolosi responsi.
L'avvocato Thomas Doulton prese la parola in difesa degli imputati. La sua arringa si appoggiò tutta sulla irresponsabilità — unsound mind — dei due colpevoli. Negò il furto. Ricordò ai signori giurati che non si poteva condannarli per furto dacchè non c'erano le prove. La coincidenza di tempo fra il loro arresto e la violazione della tomba Blounty, gli strumenti che essi portavano, non potevano considerarsi come prove del furto. Erano prove dell'intenzione di violare una tomba; e questa gli imputati la confessavano. Ma erano due allucinati. Avevano creduto di udir parlare un morto. La cosa non era nuova. Molti fanatici, molti estatici avevano provati fenomeni simili.
Quella donna alla morte del marito era stata impressionata da quel testamento atroce. Era religiosa fino allo scrupolo. Alla prima, combattuta tra il dovere di obbedire alla volontà di un moribondo, e la paura di commettere un peccato mutilandone il cadavere, aveva finito per cedere alla paura religiosa, e trascurare il legato. Ma più tardi la coscienza aveva cominciato a rimproverarle quell'ommissione. S'era fissata su quel pensiero, e man mano s'era esaltata fino al delirio. Rivedendo un oggetto, che aveva ricevuto in deposito dal marito defunto, l'esaltazione del suo spirito era aumentata fino a credere di udire il morto ripetere l'ordine in quella cassa il comando che lei aveva trasgredito. Sotto l'impressione d'un'allucinazione paurosa era svenuta, e, sorpresa dal fidanzato in quello stato, le era stato facile influenzare quel giovane solitario ed ignorante, il quale aveva partecipato del suo delirio. Questa era la loro storia. Quanto al furto, nulla provava che la tomba della famiglia Blounty fosse stata derubata appunto in quella notte. Forse era stata spogliata molto tempo prima, quando l'impressione prodotta del testamento della ricca vedova era ancora viva, e la popolazione ne parlava, e le cupidigie ne erano eccitate. Il sexton non se ne era accorto prima, ed aveva scoperto il furto quella notte soltanto, messo in sospetto dalla presenza dei due imputati nel cimitero.
La difesa riuscì debole. L'allucinazione sarebbe stata ammissibile, ma la scomparsa della cassa, la coincidenza del furto la rendevano meno credibile; e la perizia medica non trovava nessun segno d'alienazione negli imputati.
D'altra parte il People's counsel, in una controrisposta all'avvocato Doulton, ricordò che gli eredi Blounty andavano quasi giornalmente a visitare la tomba della sorella, ed avevano dichiarato di non aver mai notato il menomo segno che potesse far sospettare una violazione. La deposizione del sexton aveva confermate le stesse cose.