Il pubblico era impressionato dalla evidenza dei fatti, e la fermezza degli imputati invece di interessarlo in loro favore lo irritava. Quando è stato commesso un delitto, ciascun individuo si sente in diritto di esigere la scoperta e la punizione del colpevole. L'istinto della sicurezza personale, l'amore della proprietà lo fanno insorgere contro quel suo simile che è una minaccia continua alla sua pace.

Non c'era da sperare nella risposta negativa d'un giurato. Era quasi certo che il verdetto di colpabilità riuscirebbe coll'unanimità richiesta dalla legge.

Il Supreme Judge prima di proporre i quesiti ai giurati si rivolse agli imputati e domandò:

— Imputati, avete nulla da aggiungere in vostra difesa?

Le risposte furono simultanee, ma diverse. La Bess crollò il capo e disse:

— No. Ho detto tutto, e quello che ho detto è vero; sono innocente del furto.

Seth Reed invece, pallido, agitatissimo, gridò:

The box! The box! Oh pray; bring the box! La cassa, la cassa; oh, ve ne prego! Portate la cassa!

Questo grido disperato dell'uomo sorprese non solo il pubblico, ma anche l'accusa e la difesa. Era nella convinzione di tutti che la storia della cassa fosse una frottola volgare, inventata dai complici di comune accordo. Ora l'udire che uno di essi ci credeva, e reclamava quella cassa come un ultimo argomento di difesa, indeboliva tutte le supposizioni fatte fin allora.

Lo stesso People's counsel, che non aveva mai dubitato un momento della simulazione dei due colpevoli, fu scosso, e pensò che forse la donna sola aveva ordito tutto l'inganno, ed era riuscita realmente a far credere a quell'uomo ignorante, che uno spirito d'oltre tomba comandava loro d'introdursi di notte nel cimitero. Egli manifestò questo dubbio rivolgendo la parola alla Bess.