— Imputata — le disse — voi udite; il vostro complice invoca che venga prodotta la cassetta misteriosa; egli ci crede; se voi pure ci credeste, potreste esitare a dirci dove si trova? Potreste lasciar condannare voi ed il vostro complice, senza tentare quest'unico mezzo per provare che, in parte almeno, siete stati in buona fede?
— Io credo che la scatola ha parlato — disse la donna. — Lo credo come credo a Dio. Ma ho giurato di non lasciare che alcuno vi porti la mano profana, finchè l'anima del povero Tobie Reed non abbia ricuperata la pace nella sua tomba.
— Sapete che, persistendo in questo silenzio, potreste essere condannata a morte?
La povera creatura, da pallida che era, si fece livida. La colse un tremito convulso; si guardò intorno smarrita, come per invocare soccorso; poi si nascose il volto fra le mani, e singhiozzò disperatamente. Non era un'eroina; non era neppure una donna forte; la morte le faceva una paura orribile.
Il giudice, vedendola in quello stato, le rivolse egli pure la parola:
— Voi avete diritto di trascurare per voi stessa, forse, quell'ultimo argomento di difesa; ma in coscienza non potete ricusare di addurlo per salvare la vita del vostro complice. Foste voi che lo traeste alla colpa; non farete tutto quanto sta in voi per difenderlo?
— Ho giurato — rispose la povera creatura, singhiozzando sempre.
— Ma non pensate che se egli sarà condannato, e se voi credete che quella testimonianza possa avere un valore per attenuare almeno la sentenza, la vostra coscienza vi rimorderà nei vostri ultimi momenti, e, morendo con lui, avrete sulla coscienza, oltre al vostro delitto, anche la sua morte?
— Oh, mio Dio! mio Dio! — gridava la Bess, piangendo. — Chi mi scioglie da quel giuramento?
— A chi avete giurato? — domandò il giudice.