—Infatti c'è il Tale che sta male, ed il Talaltro che è moribondo, disse il padre della sposa che conosceva tutte le famiglie della città. Questo vaiuolo fa strage, da pochi giorni in qua.
Si mandò un garzone del negozio all'albergo a chiamare lo sposo, per non far attendere il parroco più a lungo. Lo sposo dormiva saporitamente. Bussa e ribussa, non c'era verso di farsi udire; e l'uscio della camera era chiuso internamente. Era un giovane assestato; aveva con sè il denaro pel viaggio da nozze, aveva dei gioielli, e non s'era fidato, con quel sonno di piombo che benediva le sue notti, a lasciar l'uscio aperto in una pubblica locanda.
Vedendo che il giovane del negozio non tornava nè collo sposo nè colla risposta, il suocero ci andò lui, e volle che l'albergatore facesse aprir l'uscio del suo futuro genero.
—Ieri sera era in allegria, ha bevuto anche qualche bicchiere di marsala; chissà quando si sveglierebbe, a lasciarlo fare.
L'albergatore aveva una seconda chiave, colla quale riescì a spingere fuor dalla toppa quella che c'era di dentro, e poi ad aprire. Entrarono nella camera. Le imposte erano chiuse, e lo sposo dormiva sempre.
—Che sonno da marmotta!, disse l'albergatore. E spalancando le imposte, fece entrare un bel raggio bianco di sole invernale che illuminò tutta la stanza.
In quella la voce del suocero esclamò:
—Per Dio! Si doveva prevederlo, che era una disgrazia!
Il giovane giaceva col capo rovesciato sui guanciali, il volto pavonazzo, gli occhi iniettati e grossi come se fossero per uscire dall'orbite, e la bocca contorta, dalla quale pendeva la lingua stretta fra i denti, ed orribilmente gonfiata. Era morto d'apoplessia.
Si fece di tutto per ingannare la Caterina. Si disse d'un telegramma, che lo aveva chiamato improvvisamente a Milano, che tornerebbe… Ma non c'era apparenza di verità. Il matrimonio sospeso, il turbamento mal dissimulato di tutti, le fecero indovinare una catastrofe, e la misero in una convulsione terribile. Piangeva, urlava, sragionava, si strappava i capelli e le vesti, voleva fuggire, voleva gettarsi dalle finestre.