—Lasciala stare, povera donna…. Poichè la sua fede le fa del bene….
TRE PAIA D'ALARI.
Il maestro Cavalletti aveva la moglie, otto figlioli, sè stesso ed una servetta da mantenere; è vero che esercitava due professioni: dava lezioni di pianoforte ad una lira per lezione—prezzo da provincia,—e sonava la viola nell'orchestra del teatro, quando il teatro era aperto, che è quanto dire soltanto nel carnovale. Ma erano sempre undici persone a vivere sul lavoro di dieci dita. È facile immaginare come scarseggiassero i mobili in quella casa. Però non mancava un così detto pianoforte, vecchia spinetta scordata ed inaccordabile, sulla quale tutti i membri della famiglia sapevano eseguire un pezzo ad orecchio, non escluso l'ultimo bambino di cinque anni, che sonava la prima battuta del Parigi, o cara, con un ditino solo.
Il più vecchio della casa era il babbo, che non aveva ancora quarant'anni; erano tutti sani, tutti belli, tutti allegri. Dal mattino alla sera la spinetta non si chiudeva mai, e le sue note stridenti straziavano senza posa i nervi dei vicini; ma i Cavalletti avevano dei nervi robusti, e sopportavano con serenità olimpica le stonature, le voci rauche ed affannose di quell'invalida, che da tempi immemorabili formava il diletto della famiglia.
Un'altra cosa, che durava da tempi immemorabili, e che non era tollerata con altrettanta rassegnazione, specialmente dalla signora Cavalletti, era l'assenza completa degli alari nel camino. Ogni volta che s'accendeva il fuoco, bisognava architettare con infinito studio l'edificio delle legna per tenerle sollevate senza quegli arnesi indispensabili. Ma, appena il fascio di rami era bruciato nel mezzo, crac, si piegava, e tutte le legna precipitavano giù nella cenere, soffocavano la vampa e spegnevano il fuoco. Bisognava ricominciare daccapo, per riescire, su per giù, agli stessi risultati, e dopo vari esperimenti, la cenere pioveva fuori dal caminetto, le legna sporgevano nere, polverose, aggressive, tutta la famiglia aveva le mani tinte, e la stanza era più diaccia di prima; le ragazze si lagnavano d'aver insudiciato il ricamo, i ragazzi ridevano, ed i parenti, visto il caso disperato, concludevano che il meglio era andarsi a coricare; si risparmiava freddo, legna e fatica. Soltanto la signora Cavalletti mentre ricopriva colla cenere quel simulacro di fuoco, diceva: «Se ci fossero gli alari!…»
Una mattina il maestro, nell'uscir di casa, vide dal portinaio due alari di ferro. Era la fine dell'anno, l'epoca dei pagamenti, ed il borsellino del maestro non era del tutto a secco.
Si pose a contemplare quei due arnesi, formati da pochi bastoncini di ferro, che parevano due croci.
—Li vuol comperare? disse il portinaio. Sono dell'inquilino del terzo piano che li vuol rinnovare.
—Quanto costano? domandò il maestro, nel quale la tentazione si era svegliata affamata, come una marmotta che si desta dopo sei mesi di sonno.
—Non saprei; ma poco di certo, rispose il portinaio; li hanno dati alla cuoca; è lei che li vende.