Appunto una sera, entrando nel salotto sfarzoso del suo vicino, il dottore vide luccicare nel caminetto due alari monumentali di bronzo dorato. Non avevano gran pregio per il disegno, e non erano neppure di molto buon gusto. Ma costavano parecchie centinaia di lire, ed il proprietario, che li aveva fatti venire da Parigi, ne andava superbo, senza troppo badare alle linee più o meno artistiche; erano due alari da gran signore, tutti ne convenivano. Cosa si doveva pretendere di più?

—Che progresso! esclamava il signor Carpi giubilando. Quando penso a certi vecchi alari di ferro che ho trovati nel castello di Trestelle quando l'ho comperato, e che ornavano il focolare ospitale di quei marchesi! Io non sono marchese; i miei avi non so che fossero alle crociate; eppure con questi alari se ne comprerebbero dieci paia di quelli là. Al punto cui sono giunti ora il comfort e l'eleganza, la vita riesce veramente bella.

E, sdraiato in una comoda poltrona, gioiva del suo splendido acquisto, che aggiungeva un lusso di più alle tante ricchezze della sua casa.

Fu appunto quella sera che il dottor Valeri, amante del bello come tutti i poeti, alla vista di quei sontuosi alari di cattivo gusto, sentì tutta la miseria de' suoi rustici alari di ferro, e provò il desiderio d'averne un paio più eleganti dei suoi, e di miglior gusto di quelli del Carpi. Il giorno dopo andò egli stesso nel miglior negozio della città, fece metter sossopra ogni cosa, fece una scelta, poi si pentì, poi scelse di nuovo; mutò parere una dozzina di volte, e finì per comprare due buoni alari di ferro nichellato, con motivi di bronzo dorato, che pagò circa un centinaio di lire. Regalò alla cuoca i loro modesti predecessori, che passarono a deliziare la famiglia del quarto piano, e collocò nel caminetto i nuovi alari maestosi e lucenti.

Ma non si è poeti senza essere un po' filosofi, e non si è filosofi senza essere cavillosi, senza almanaccare e far lunari a proposito di tutto, senza cercare in ogni cosa il pelo nell'ovo, a costo di rendersi infelici.

Quella sera il dottor Valeri, stando accanto al fuoco, incominciò ad osservare ben davvicino coll'occhialetto i nuovi alari, poi disse:

—Questi lavori francesi hanno però sempre qualcosa che non soddisfa interamente il gusto. Li chiamano lavori d'arte industriale, ma «Maurice ne fait rien, c'est Lazare qui fait tout». L'arte ci entra per 5 e l'industria per 95. Sono cose fatte bene, ma, anche in quelle che hanno maggior apparenza di lusso, si vede la lesineria, la preoccuzione del far presto e del buon mercato. In ogni disegno, in ogni fregio, apparisce l'avidità del fabbricante, che pensa a risparmiare cinquanta centesimi di metallo e di lavoro.

—Via! disse la signora Valeri, non cominciamo a guastarci il piacere di quest'acquisto col troppo sottilizzarci sopra. È un fatto che di alari simili se ne vedono pochi.

—Se ne vedono pochi! esclamò il dottor Valeri. E non sai che il fabbricante ne manda migliaia e migliaia di questo stessissimo modello per tutto il mondo? Già, sono copiati, e male, da un paio d'alari del museo di Cluny, che ricordo benissimo, e che vidi anche incisi in un libro del Lacroix. Figurarsi che gusto, avere un oggetto che conoscevo a memoria prima di possederlo, e che forse m'accadrà d'incontrare domani in dieci case d'amici. Metteva conto di spender cento lire per questo!

—Cento lire! sospirò la signorina. E pensare che c'è tanta gente che muore di freddo, e che con cento lire si potrebbero comperare venti quintali di legna! Pensare che quei poveri naufraghi della Jeannette vanno errando fra le nevi ed i ghiacci della Siberia, senza fuoco e senza pane!