Avrebbe voluto poter consacrare al suo idolo una stima pari all'amore.
Ma non poteva dimenticare il fatto delle ventimila lire.

Quando poi era tornato in Italia, quel pensiero aveva preso a tormentarlo come un incubo. Gli pareva che tutti conoscessero l'ingratitudine di suo padre, la sua slealtà, e che lo disprezzassero; ed egli si sentiva umiliato, e soffriva dolorosamente di quel disprezzo. Uscendo nella strada col babbo, gli parlava con atti di devozione, tratto tratto gli baciava la mano, come per dire alla gente: «Vedete come lo onoro, io che lo conosco davvicino?» Reagiva contro il giudizio del pubblico, che in fondo era anche il suo, e pretendeva di modificarlo.

Ma quelli che lo intimidivano di più, erano i suoi parenti sconosciuti. Si figurava la casa da dove erano uscite le ventimila lire indimenticabili, come il tempio di tutte le virtù, e lo zio, grande e terribile come il Padre Eterno nella sua giustizia offesa, lo faceva tremare.

Suo padre invece, nella sua inesauribile vanità, non avendo altro di cui far pompa pel momento, faceva pompa di quel fratello stimato e ricco. Gli attribuiva un patrimonio immaginario, e diceva ai vicini di casa:

—Conoscete il signor Anselmo Dogliani, quel riccone?…. Non sembra, perchè è modesto, ma se ne ha di quattrini! Io lo so perchè sono suo fratello.

Gli operai che abitavano l'umile casamento in cui s'era alloggiato lui, non la sapevano tanto lunga; per loro chiunque non lavorava a giornata era un signore, ed ammiravano compiacentemente quell'inquilino fanfarone, che aveva una parentela così ricca; tanto, in quelle ore di riposo, non avevano di meglio a fare.

E l'altro, lusingato, tirava via a raccontare come un giorno il fratello gli avesse dato ventimila lire (qualche volta diceva trenta, cinquanta) così sulle unghie; e soggiungeva, tronfio come un tacchino che fa la ruota:

—Sono passate tutte per queste mani; e ci è passato ben altro! Se ne gloriava; non provava nè riconoscenza pel fratello, nè vergogna di sè. Si sentiva superiore a quei poveri, ed era felice.

Quando Vicenzino era stato alla vigilia d'andare alla scuola, gli aveva detto in presenza dei vicini:

—Domattina alla scuola troverai tuo cugino, il figlio di mio fratello Anselmo. Si chiama Vincenzo Dogliani come te. È il nome di nostro padre…