Quando il marron glacé fu spacciato, le foglie di rosa accartocciate afferrarono una brioche; poi un petit four; poi un croque en bouche, e l'uno dopo l'altro fecero scomparir tutto nel gelato di fragola.

Il croque en bouche fu il colpo di grazia pel mio cuore. Lo zucchero cristallizzato che avvolgeva lo squisito chicco, scricchiolava sotto quei dentini bianchi... cric, cric, cric...

Ah! quel cric, cric! La soda water mi salì alla testa, mi entrò nel naso, mi andò in gola a traverso, nell'eccesso della commozione. Tossii, tossii fino a diventare violetto. Il pasticciere mi picchiava pietosamente dei pugni sulla schiena, ed intanto udivo la signora che era con lei che diceva:

— Sbrighiamoci, è l'ora del pranzo.

Che Santa Lucia le conservi la vista! L'ora del pranzo! Ah! era un tesoro quella fanciulla che andava a pranzo dopo quel preludio di pasticcieria con accompagnamento di vermouth.

Neppure negli incubi più stravaganti delle mie digestioni laboriose, avevo mai sognato una donna di stomaco forte come quella giovinetta. Per tutta la sera, per tutta la notte, l'ebbi sempre in mente.

* * *

Avevo trentanove anni ed undici mesi. Il sagrestano della mia parrocchia e gli spazzini del municipio possono far fede che non erano ancora quaranta.

Avevo perduto i genitori poco dopo la mia maggiorità, ed avevo menato una vita alquanto allegra, troppo forse, da cui m'ero ritirato da qualche anno col patrimonio ridotto a metà, e le facoltà digestive ridotte a zero. Non più pranzi d'amici, nè cene, nè ritrovi giovanili. Ciascuno di codesti spassi lo scontavo, ormai, con una piccola malattia; ed avevo finito per condannarmi ad una vita d'isolamento, di bistecche e di soda water.

Molte volte m'era venuta l'idea di ammogliarmi per avere chi confortasse i miei dolori di stomaco, e sorvegliasse meglio le mie bistecche. Ma mi ero sempre incontrato con signorine che mangiavano poco e bevevano acqua, ed avevo tremato di sposare uno stomaco fragile come il mio, per passare con mia moglie il resto dei nostri giorni ad intenerirci a vicenda sulle nostre indigestioni, ed a prodigarci decotti di camomilla.