Non essendovi la moglie del capo di casa per occupare il centro della tavola in faccia a lui, quel posto toccava naturalmente alla zia, la quale nel disporre la mensa vi aveva messo il proprio nome, ed alla sua destra aveva messo il nome di Leoni.
Ma al momento d'andare a tavola, mentre la signora si alzava per invitare Leoni ad accompagnarla, questi s'affrettò ad offrire il braccio ad Odda.
La zia si lasciò accompagnare da un altro invitato, ma durante il pranzo si mostrò severa col suo vicino; gli domandò se per caso nella Cina i convitati usano disporre del loro braccio per accompagnare una signora a tavola, prima che la padrona di casa abbia scelto il suo cavaliere.
— Non saprei, non sono stato nella Cina, rispose Leoni.
— Allora deve aver viaggiato fra le pelli rosse.
Valeria invece non dava alcun segno di dispetto. Pensava il discorso passionale che le aveva fatto Odda la mattina, e diceva tra sè:
— Povera Odda! Perchè non dirmelo che lo amava lei? Voleva spingere me al romanzo, per paura che mutassi scioglimento al suo.
E, buona per natura, rinunciava tranquillamente a quel matrimonio. Per nulla al mondo avrebbe voluto frapporsi alla felicità d'un'amica.
Odda non aveva mai sfoggiato tanto spirito come quella sera. Si mostrò sotto un aspetto veramente seducentissimo. Leoni si ringiovaniva di dieci anni per corteggiarla. Le ore passarono in parlari arguti, in piccole civetterie; nessuno pensò a domandare il famoso pezzo studiato da Valeria. Fu il babbo stesso che, al momento di separarsi da' suoi ospiti disse alla figliuola:
— Non ci suoni qualche cosa al piano, Valeria?