— Ma allora.... interruppe Leoni cogliendo al volo un raggio di speranza che gli pareva balenare da quelle parole.

— Mi dia retta. Temevo, ero certa anzi, che mia cugina avrebbe attirata la sua attenzione e la sua simpatia. Dalla lettera che lei scrisse allo zio avevo saputo il suo proposito di scegliersi una sposa qui, ed avevo saputo anche la sua età, il suo passato... Dica, in coscienza, crede d'aver ancora tanta poesia nel cuore, tanto sentimento giovanile, tanto avvenire, da rendere felice una giovane di ventitrè anni? Dica, lo crede?

— Ma io non pensavo a sua cugina, rispose il lion mortificato, forse per la prima volta nella sua vita, e convinto. Pensavo a lei, che è seria, generosa, che non ama la società...

— E che ho ventotto anni, lo dica pure. Ma se io non mi fossi messa innanzi, se non avessi cercato di attirare la sua attenzione su di me con una civetteria che fa ridere me stessa, sarebbe stato a Valeria che avrebbe pensato; ed a quest'ora avrebbe domandato lei e non me. E quella ragazza, che non conosce il mondo come lo conosco io, avrebbe potuto accettare la sua proposta per l'infelicità d'entrambi.

D'entrambi, è un complimento.

— Se poi vuol dirmi anche che non ha più abbastanza cuore per soffrire della infelicità di sua moglie... Ad ogni modo questa è la ragione per cui mi sono data qualche ora alla civetteria. Volevo deprezzare la sua offerta con un rifiuto, per impedire a lei di ripeterla a Valeria, ed a Valeria di accettarla. Ed ora, mi perdona?

Leoni s'inchinò, e le strinse la mano con profonda stima. Non la profonda stima kristophle che si presta a firmare qualunque lettera sconclusionata; ma quella vera, che trova la via anche dei cuori disillusi. Ed avrebbe dati volentieri dieci anni della sua vita, non della passata, per poter ripetere con qualche speranza a quella simpatica zitellona, la proposta che ella aveva rifiutata.

* * *

Quel giorno stesso Odda ricevette una lettera dell'Accademia di Brera in cui le annunciavano che il suo quadro era fra i scelti per essere acquistati dall'Accademia stessa, e la invitava presentarsi per regolare le condizioni del contratto.

Odda non aveva la menoma attitudine agli affari, non ne capiva nulla. Era ancora il caso di rivolgersi ad un parente, ad un amico, a qualcuno che s'incaricasse di rappresentarla, e di fare i suoi interessi.