Mi stesi nella poltrona di Fulvia, e volli adattare la mia persona in quella specie di nicchia che serbava l'impronta della sua. Ma la mia testa troneggiava fuor dalla sponda, e se volevo abbassarla al posto della sua testa, le ginocchia protendevano un metro lontano dal sedile. Pensavo al profeta Elia che per risuscitare i fanciulli morti si stendeva sui loro corpicini, le mani sulle mani, i piedi sui piedi, la bocca sulla bocca, ed invocai la fede che fa muovere i monti, per rinnovare quel miracolo, e rannicchiarmi nell'impronta di Fulvia sulla sua poltrona. Ma la fede non venne, nè il miracolo. Allora mi alzai, girai per la stanza esaminando ogni cosa. Pensai a Saint-Preux nella stanza di Giulia. Sopra una sedia nell'alcova erano alcuni oggetti di vestiario; alzai la cortina, stesi la mano per rinnovare le follìe dell'amante della Nouvelle Héloïse. Ma in mezzo alle tempeste della mia vita, in cui non mancano avventure, serbai sempre in me qualche cosa di ingenuo, una specie di culto sentimentale dinanzi al pudore d'una donna. E questo sentimento delicato mi fece ritirar la mano.

Indagare le forme d'una giovane amata nelle pieghe del suo busto! Quel
Saint-Preux era indiscreto e brutale.

E lasciai ricadere la cortina dell'alcova, e tornai a sedermi nella poltrona di Fulvia, rassegnato ad occuparvi maggior spazio di lei.

Poco dopo l'uscio si aperse ed entrò Fulvia, che al vedermi, emise un Oh! de' più felici che sia mai suonato tra labbra umane. Non aveva scontrato nessun cameriere, e la mia presenza in casa sua le riesciva inaspettata.

Corse a me, e mi disse:

—Come sono felice di trovarvi qui. Com'è bello! Peccato che non possiamo essere che amici. Eravamo fatti per comprenderci. Queste spensieratezze mi piacciono tanto. Se Welfard avesse saputo farmi una sola di queste sorprese… Ma egli avrebbe temuto di compromettermi, avrebbe pensato a quel che direbbe la gente, ai commenti dei servitori, poi avrebbe consultato il galateo, e non ne avrebbe fatto nulla. Egli pensa a tutte le cose del mondo invece di pensare ad amarmi.

—Ed io non penso che a questo, le risposi. E sono imprudente.

—O siatelo, esclamò, siatelo sempre, Max. La prudenza è lo spegnitoio d'ogni slancio giovanile. Non mi parlate di prudenza. Io l'abborrisco.

E non finiva d'ammirarmi per quella grande impresa d'essere stato ad aspettarla in casa sua. Sotto l'impressione del tedio e del disinganno che le avevano procurato le fredde circospezioni del suo fidanzato, non vedeva nulla di più bello che un po' di audacia. A' suoi occhi era un eroismo quella sfida lanciata alla società; ed ella pure si faceva una gloria di esporsi francamente alle calunnie con apparenze accusatrici.

L'amore aveva tanto osservato, compulsato, ragionato intorno a lei, che si era fatto uggioso come un vecchio pedante; ed ella sentiva il bisogno di rimettergli la benda tradizionale, di restituirgli le sue ali svolazzanti, la sua giovanile cecità. Era un errore, povera donna; ma e l'altro? Tutti gli eccessi conducono all'errore.