Da Bagdad a Tauris, città persiana della provincia d'Adzerbaidjan, l'itinerario di Marco Polo sembra interrotto.—Checchè ne sia, lo ritroviamo a Tauris, città vasta e commerciale, costrutta in mezzo a bei giardini, che fa commercio di pietre preziose e d'altre merci di valore; ma i suoi abitanti, saraceni, sono malvagi e sleali. È in questo punto che Marco stabilisce la divisione della Persia in otto provincie. Secondo lui, gli indigeni persiani sono nemici molestissimi pei negozianti, i quali non possono viaggiare senza essere armati d'archi e di freccie. Il principale commercio del paese è quello dei cavalli e degli asini che vengono inviati al mercato di Kis o di Ormuz, e di là alle Indie. In quanto alle produzioni del suolo, consistono in frumento, in orzo, in miglio ed in uve, che crescono in abbondanza.
Marco Polo discese al sud sino a Yezd, la città più orientale della Persia propriamente detta; buona città, nobile ed industriale. Allorchè ne uscirono, i viaggiatori dovettero cavalcare per sette giorni attraverso magnifiche foreste piene di selvaggina, per giungere alla provincia di Kirman. Ivi i minatori raccolgono nelle montagne delle turchesi, ferro ed antimonio. I ricami ad ago, la fabbricazione di bardature ed armi, l'allevamento dei falchi da caccia, occupano gran numero di abitanti.—Lasciata Kirman, Marco Polo ed i suoi due compagni impiegarono nove giorni a traversare un paese ricco e popoloso, e giunsero alla città di Comadi, che si crede sia la moderna Memaum, allora già molto decaduta. La campagna era bellissima; dovunque bei montoni grossi e pingui, buoi bianchi come la neve, con corna corte e grosse; starne ed altri uccelli a migliaia; alberi magnifici, specialmente datteri, aranci e pistacchi.
Dopo cinque giorni di viaggio verso il mezzodì, i tre viaggiatori entrarono nella bella pianura di Formosa, oggidì conosciuta sotto il nome di Ormuz, bagnata da belle riviere. Dopo due giorni ancora di viaggio, Marco Polo si trovò alle rive del golfo Persico, e presso la città di Ormuz, che forma il porto marittimo del regno di Kirman. Quel paese gli parve caldissimo ed insalubre, ma ricco di datteri e d'altri alberi fruttiferi, di gemme, stoffe di seta e d'oro, denti d'elefante e vino di palme. Il porto era frequentato da molte navi ad un albero e ad una sol vela, le cui tavole erano unite con fili di corteccia e non inchiodate; laonde molte perivano nell'attraversare il mare indiano.
Da Ormuz, Marco Polo, risalendo verso il nord-est, tornò a Kirman; quindi si avventurò, per sentieri pericolosi, attraverso un arido deserto, ove non si trova che acqua salmastra; quello stesso deserto che, 1500 anni prima, Alessandro superò col suo esercito, tornando dalle bocche dell'Indo, per raggiungere l'ammiraglio Nearco. Sette giorni dopo, Marco Polo entrò nella città di Kabis, sulla frazione del regno di Kirman[14]. Traversò poi un altro deserto, ed in otto giorni risalì sino a Tonocain, che dev'essere l'attuale capitale della provincia di Kumis, cioè Damaghan. Qui Marco Polo dà alcune notizie intorno al Vecchio della Montagna, il capo degli Hashishins (donde venne il nome di assassino), setta maomettana che si segnalò pel suo fanatismo religioso e per le sue crudeltà spaventevoli[15]. Dopo sei giorni di cammino, entrò in Supunga (la Shibbergam dei moderni), la città per eccellenza, ove i poponi sono più dolci del miele, e nella nobile città di Balkh, verso le sorgenti dell'Oxo. Quindi, traversato un paese ove s'incontrano non di rado leoni, giunse a Taikan, gran mercato di sale, che attira gran numero di trafficanti, ed a Scasem, che alcuni commentatori ritengono sia la moderna Koondooz. In quella contrada si trovavano molti porcispini, e quando si dava loro la caccia, dice Marco, quegli animali, unendosi tutti, lanciavano contro i cani i dardi che portano sul dorso e sui fianchi. È noto ora che questa pretesa facoltà difensiva del porcospino è da porsi nel novero delle favole.
I viaggiatori entrarono quindi sul territorio montuoso di Balacian, contrada fredda, che produce buoni cavalli, gran corridori, falchi dal lungo volo, ed ogni specie di selvaggina. Ivi esistono miniere di rubini, che il re fa scavare a suo profitto in una montagna chiamata Sighinan, sulla quale nessuno può metter piede sotto pena di morte. Si raccoglie pure, in altri luoghi, argento, ed altre pietre colle quali si fa «l'azzurro migliore e più fino del mondo,» cioè il lapislazzuli. A dieci giornate da Balacian s'incontra una provincia, che dev'essere la moderna Paishore, i cui abitanti idolatri hanno la pelle scurissima e vivono di carne e riso; poi, verso mezzodì, il regno di Cascemire, paese temperato, che ha molte città e villaggi, ed il cui territorio, frastagliato da gole di monti, è facile a difendere. Giunto a questo punto, se Marco Polo avesse proseguito più oltre nella stessa direzione, sarebbe entrato nel territorio dell'India; ma egli risalì invece verso il nord, e dopo dodici giorni si trovò sul territorio di Vaccan, in mezzo a magnifici pascoli, ove erravano sterminate greggie di montoni selvatici chiamati mufloni. Di là, attraversando le contrade di Pamer e di Belor, territorî montuosi tra i sistemi orografici dell'Altai e dell'Imalaia, giunsero, dopo quaranta giorni di faticose marcie, alla provincia di Kaschgar.
È là che Marco raggiunse l'itinerario di Matteo e Niccolò Polo durante il loro primo viaggio, quando da Boukhara furono condotti alla residenza del Gran-Kan. Da Kaschgar Marco Polo si avanzò all'ovest, fino a Samarcanda, grande città, abitata da cristiani e da saraceni; quindi toccò Yarkund, città frequentata dalle carovane che fanno il commercio tra l'India e l'Asia settentrionale; traversando quindi Cotam, Pein, città che i moderni commentatori non si accordano nello stabilire a quale corrisponda, posta in una contrada ove si raccoglie in abbondanza il diaspro ed il calcedonio, giunse ad un certo regno di Ciarcian, che alcuni commentatori ritengono sia la città detta Karashehr, che significa città nera, descritta come posta sopra un gran fiume navigabile, formato dalla congiunzione dei due fiumi che vengono rispettivamente dal Koten e dal Yarkand; poi, dopo un cammino di cinque giorni attraverso sabbiose pianure prive d'acqua potabile, venne a riposarsi per otto giorni nella città di Lob, ora distrutta. Ivi fece i suoi preparativi per attraversare il deserto che si stende verso Oriente, «deserto sì grande, dice egli, che occorrerebbe un anno per attraversarlo; deserto popolato da spiriti, ed in mezzo al quale risuonano tamburi invisibili, ed altri instrumenti»[16].
Dopo un mese impiegato nel traversare quel deserto nella sua larghezza, i tre viaggiatori giunsero nella provincia di Tangut, alla città di Cha-tcheou, posta al limite occidentale dell'impero chinese. Questa provincia ha pochi commercianti, chè gli abitanti, la maggior parte idolatri, vivono dei prodotti dell'agricoltura. Fra i costumi di Tangut, che fecero maggiore impressione su Marco Polo, dobbiamo citare quello di non ardere i cadaveri dei morti se non nei giorni fissati dagli astrologi; «e tutto il tempo che il morto resta in casa, quegli della casa fanno mettere una tavola dinanzi alla cassa dov'è il morto, con vino, pane e vivande, com'egli fosse vivo; e questo fanno ogni dì, infino a che si dee ardere.»
Verso il nord-ovest, all'uscir dal deserto, Marco Polo ed i suoi compagni fecero un'escursione sino a Kamil (l'Hamil dei Chinesi), città fondata in mezzo a due deserti, abitata da idolatri che non conoscono alcun vincolo di matrimonio. Da Kamil si spinsero sino a Chingitalas, città sulla quale non sono ancora riusciti ad accordarsi i commentatori, abitata da idolatri, maomettani e cristiani nestoriani. «Quivi, dice il Polo, ha montagne ove sono buone vene d'acciaio e d'andanico, e in questa montagna è un'altra vena, della quale si fa salamandra.»[17]
Da Chingitalas, Marco Polo ritornò a Chatcheou e riprese la sua via verso l'est, traverso il Tangut, per la città di Succiur[18], sopra un territorio coltivato a rabarbaro. «E quivi, dice Marco, si truova il rebarbero in grande abbondanza, e quivi lo comperano i mercatanti, e portanlo per tutto il mondo.» Da Succiur passò a Champicion, la Kam-ceu-fu dei Chinesi, allora capitale di tutto il Tangut. Era una città importante, popolata da ricchi capi idolatri, che erano poligami, e sposavano per lo più le loro cugine o le zie[19]. I tre Veneziani rimasero un anno in quella città. Queste lunghe fermate, e le frequenti deviazioni dal loro cammino, spiegano perchè il loro viaggio traverso l'Asia centrale durò più di tre anni. Uscito da Kam-ceu-fu, dopo aver viaggiato per dodici giornate, a cavallo, Marco Polo giunse sul limite d'un deserto di sabbia alla città d'Etzina; era un'altra deviazione, giacchè egli saliva direttamente al nord; ma al viaggiatore stava a cuore di visitare la celebre città di Caracorum, questa capitale tartara che Rubruquis aveva visitata nel 1254[20].