Tale fu la vita del celebre viaggiatore, le cui relazioni ebbero molta influenza sul progresso delle scienze geografiche; e dovevano un secolo dopo schiudere a Colombo la via al Nuovo Mondo. Egli possedeva in sommo grado il genio d'osservazione; sapeva vedere, come sapeva narrare; e le scoperte, le esplorazioni posteriori, non fecero che confermare la veracità del suo racconto. Sino alla metà del secolo XVIII i documenti tratti dalla relazione di Marco Polo servirono di base agli studî geografici, come alle spedizioni commerciali fatte nella Cina, nell'India e nel centro dell'Asia.
La famiglia Polo si estinse nel 1418 in Marco Polo, castellano a Verona, essendo rimasta erede di tutta la sostanza Polo, Maria vedova di Zuanne Bon e rimaritata nel 1424 in Azzo Trevisan; dalla quale discendenza nacque Marcantonio Trevisan.
Nel secolo XVII una famiglia patrizia onorò la memoria dell'illustre viaggiatore con una statua di pietra d'Istria di poco maggiore del naturale, che oggi si vede nell'atrio del palazzo Morosini a Santo Stefano. Più tardi, la modesta carità dell'abate Zenier segnò d'una lapide la casa abitata dall'immortale viaggiatore, di fianco alla chiesa di San Grisostomo. Nella corte attigua si vede ancora una porta, il cui arco, di forma decisamente orientale, è adorno di leggiadre sculture, ed una parte dell'antica cornice non meno ornata ed elegante. La corte portò, fino all'epoca del Ramusio, lo storico nome di « Corte del Milione.»
[Pg 116][Pg 117]
APPENDICE
Togliamo dall'edizione Le-Monnier del Codice Magliabeccano alcuni documenti interessanti risguardanti la storia della Gran Turchia, che, come già abbiamo detto a pag. 110, vennero raccolti da Marco Polo durante il suo soggiorno in Persia.
I.
Della Gran Turchia.
Turchia si ha un re c'ha nome Chaidu, lo quale è nipote del Gran Cane, che fu figliolo d'uno suo fratello cugino. Questi sono tarteri, valentri uomeni d'arme, perchè sempre istanno in guerra e in brighe. Questa Gran Turchia è verso maestro. Quando l'uomo si parte da Curmaso,[Pg 118] e passa per lo fiume di Geon, e dura di verso tramontana insino alle terre del Gran Cane, sappiate ch'e' truova Chaidu. E tra questo Chaidu e lo Gran Cane sì ha grandissima guerra, perchè Chaidu vorebbe conquistare parte delle terre del Chattai e de' Magi; ma il Gran Cane vuole che lo seguiti, sì come fanno gli altri che tengono terra da lui: questi nol vuol fare, perchè non si fida, e perciò sono istate tra loro molte battaglie. E si fa questo re Chaidu bene C mila cavalieri; e più volte hae isconfitto i baroni e i cavalieri del Gran Cane, perciò che questo re Chaidu è molto prode dell'arme, egli, e sua gente. Or sappiate, che questo re Chaidu avea una sua figliuola, la quale era chiamata in tartaresco Aigiarne, cioè viene a dire in latino, lucente luna. Questa donzella era sì forte, che non si trovava persona che vincere la potesse di veruna prova; lo re suo padre si la volle maritare: quella disse, che mai non si mariterebbe s'ella non trovasse un gentile uomo che la vincesse di forza o d'altra pruova. Lo re si le avea largito ch'ella si potesse maritare a sua volontà. Quando la donzella ebbe questo dal re, si ne fu molto allegra;[Pg 119] e allora mandò per tutte le contrade, che, se alcuno gentile uomo fosse, che si volesse provare colla figliuola del re Caidu, si andasse a sua corte, sappiendo, che qual fosse quegli che la vincesse, ella il torrebbe per suo marito. Quando la novella fu saputa per ogni parte eccoti venire molti gentili uomeni alla corte del re; or fu ordinata la pruova in questo modo. Nella mastra sala del palagio si era lo re e la reina con molti cavalieri e con molte donne e donzelle: ed ecco venire la donzella tutta sola, vestita d'una cotta di zendado molta acconcia. La donzella era molto bella e ben fatta di tutte bellezze. Or conveniva che si levasse il donzello, che si voleva provare con lei, a questi patti com'io vi dirò: che se 'l donzello vincesse la donzella, ella lo dovea prendere per suo marito, ed egli dovea avere lei per sua moglie; e se cosa fosse che la donzella vincesse l'uomo, si conveniva che l'uomo desse a lei C cavalli; e in questo modo avea la donzella guadagnati bene X mila cavagli. E sappiate che questo non era maraviglia, che questa donzella era sì ben fatta e sì informata, ch'ella pareva pure una gigantessa. Eravi venuto[Pg 120] un donzello, lo quale era figliuolo del re di Pumar per provarsi con questa donzella; e menò seco molta bella e nobile compagnia, e si menò M cavagli per mettere alla pruova: ma 'l cuore li stava molto franco di vincere, di ciò gli pareva essere troppo bene sicuro: e questo fu nel MCCLXXX anni. Quando il re Caidu vidde venire questo donzello, sì ne fu molto allegro, e molto disiderava nel suo cuore che questo donzello la vincesse, perciò ch'egli era bel giovane e figliuolo di un gran re: e allora si fece pregare la figliuola che si lasciasse vincere a costui; ed ella sì rispuose: sappiate, padre, che per veruna cosa del mondo non farei altro che diritto e ragione. Or eccoti la donzella entrata nella sala alla pruova, tutta la gente che stava a vedere, pregavano che desse a perdere alla donzella, acciò che così bella coppia fossero accompagnati insieme. E sappiate che questo donzello era forte e prode, e non trovava uomo che 'l vincesse, nè che si potesse con lui in ogni pruova. Or vennono insieme il donzello e la donzella alle prese, e furonsi presi insieme alle braccia, e feciono una molto bella incominciata, ma poco durò, che[Pg 121] convenne pure che il donzello perdesse la prova. Allora si levò in sulla sala il maggior duolo del mondo, perchè il donzello avea così perduto, ch'era uno de' piue belli uomeni che vi fosse ancora venuto, o che mai fosse veduto; e allotta ebbe la donzella questi M cavalli, e 'l donzello si partío, ed andossene in sua contrada molto vergognoso. E voglio che voi sappiate che lo re Caidu menò questa sua figliola in più battaglie, e quando ella era alla battaglia, ella si gittava tra' nemici sì fieramente, che non era cavaliere sie ardito nè si forte ch'ella nol prendesse per forza, e menavalo via; e faceva molte prodezze d'arme. Or lasciamo di questa materia, e udirete d'una battaglia che fu tra lo re Caidu ed Argo figliuolo dello re Abagha signore del Levante.
II.
D'una battaglia.
Sappiate che lo re Abagha, signore del Levante, si tiene molte terre e molte provincie, e[Pg 122] confina le terre sue con quelle del re Caidu, cioè, dalla parte dell'Albero Solo, lo quale noi chiamiamo l'Albero Secco. Lo re Abaga, per cagione che lo re Caidu non facesse danno alle terre sue, si mandò il suo figliuolo Argo con grande gente a cavallo e a piede nelle contrade dell'Albero Solo infino al fiume di Geon, perchè guardasse quelle terre che sono alli confini. Ora avenne che lo re Caidu si mandò un suo fratello, molto valentre cavaliere, lo quale avea nome Barac, con molta gente, per fare danno alle terre, ove questo Argo era. Quando Argo seppe che costoro venivano, fece asembiare sua gente, e venne incontro a nemici. Quando furono asembiati l'una parte e l'altra, e gli istormenti cominciarono a sonare dall'una parte e dall'altra, allora fu cominciata la più crudele battaglia, che mai fosse veduta al mondo; ma pure alla fine Barac e sua gente non poterono durare; sì che Argo gli sconfisse, e cacciogli di là dal fiume. Da che n'abbiamo cominciato a dire d'Argo, dirovvi com'egli fu preso, e com'egli signoreggiò poscia, dopo la morte del suo padre.