Quando Argo ebbe vinta questa battaglia, vennegli novelle come lo padre era passato di questa vita. Quand'egli intese questa novella, funne molto cruccioso, e mossesi per venire a pigliare la signoria; ma egli era di lungi bene XL giornate. Ora avenne che il fratello che fu d'Abagha, lo quale si era soldano ed era fatto saracino, si vi giunse prima che giugnesse Argo, e incontanente entrò in sulla signoria, e riformò la terra per sè, e si vi trovò sì grandissimo tesoro, che a pena si potrebbe credere: e si ne donò sì largamente a' baroni e a' cavalieri della terra, che costoro dissoro che mai non volevano altro signore. Questo soldano faceva a tutta gente appiacere e onore. Ora quando il soldano seppe che Argo veniva con molta gente, sì si apparecchiò con tutta sua gente e fece tutto suo isforzo in una settimana. E questa gente per amore del soldano andavano molto volentieri contro ad Argo, per pigliarlo e per ucciderlo a tutto loro podere.

Quando il soldano ebbe fatto tutto suo isforzo, sì si missono e andarono incontro ad Argo, e quando fu presso a lui sì si attendò in un molto bel piano, e disse alla sua gente: signori, e' ci conviene essere prodi uomeni, però che noi difendiamo la ragione, chè questo regno fu del mio padre, il mio fratello Abagha si lo ha tenuto, quanto a tutta sua vita, ed io si doveva avere lo mezzo, ma per cortesia, si gliele lasciai. Ora da ch'egli è morto, si è ragione ch'io l'abbia tutto; ma io si vi dico, ch'io non voglio altro che l'onore della signoria, e vostro sia tutto il frutto. Questo soldano avea bene XL mila cavalieri e grande quantità di pedoni. La gente rispuosono e dissero tutti, che andrebbono con lui insino alla morte.

Argo, quando seppe che 'l soldano era attendato apresso di lui, ebbe sua gente, e disse così: signori e fratelli ed amici miei, voi sapete bene che 'l mio padre insino ch'egli vivette egli vi tenne tutti per fratelli e per figliuoli, e sapete bene come voi e vostri padri siete istati con lui in molte battaglie, e a conquistare molte terre; e sì sapete bene come io sono suo figliuolo, e com'egli vi amò assai, ed io ancora si v'amo di tutto il mio cuore; dunque è bene ragione che voi m'atiate riconquistare quello che fu del mio padre e vostro, ch'è contro colui che viene contro a ragione, e vuolci deretare delle nostre terre, e cacciar via tutte le nostre famiglie. E anche sapete bene, ch'egli non è di nostra legge, ma è saracino e adora Malcometto; ancora vedete come sarebbe degna cosa che gli saracini avessono signoria sopra gli cristiani: dacchè voi vedete bene ch'egli è così, ben dovete essere prodi e valentri. Sì come buoni fratelli m'aitate in difendere lo nostro, ed io hoe isperanza in Dio, che noi il metteremo a morte, sì come egli è degno; perciò si vi prego catuno che facciate più che suo podere non porta, sì che noi vinciamo la battaglia. Li baroni e li cavalieri, quando ebbono inteso il parlamento, che avea fatto Argo, tutti rispuosono e dissono, ch'egli avea detto bene e saviamente: e fermarono tutti comunemente, che volevano innanzi morire con lui, che vivere senza lui, o che niuno gli venisse meno. Allora si levò un barone, e disse ad Argo: messere, ciò che avete detto èe tutta verità, ma si voglio dir questo, che a me si parebbe, che si mandassono ambasciadori al soldano per sapere la cagione di quello che fa, e per sapere quello che vuole: e cosie fue fermato di fare. E quando egliono ebbono questo fermato, feciono due ambasciadori, che andassono al soldano ed isponessongli queste cose, come in tra loro non dovea essere battaglia, perciò ch'erano una cosa; e che 'l soldano dovesse lasciare la terra e renderla ad Argo. Lo soldano rispuose agli ambasciadori, e disse: andate ad Argo, e ditegli ch'io il voglio tenere per nipote e per figliolo, sì com'io debbo; e che gli voleva dare signoria, ch'egli si venisse e che istesse sotto lui; ma non voleva che egli fosse signore; e se così non vuol fare, si gli dite che si apparecchi della battaglia.

Argo, quando ebbe intesa questa novella, ebbe grande ira, e disse: non ci è da udire nulla. Allora si mosse con sua gente, e fu giunto al campo, ove dovea essere la battaglia; e quando furono apparecchiati l'una parte e l'altra, e gli istormenti cominciarono a suonare da ciascuna parte, allora si cominciò la battaglia molto forte e molto crudele da ciascuna delle parti. Argo fece il dì grandissima prodezza, egli e sua gente, ma non gli valse. Tanto fu la disaventura, che Argo si fu preso, e perdè allora nella battaglia del soldano. Si era uno uomo molto lussurioso, sì che si pensò di tornare alla terra, e di pigliare molte belle donne che v'erano; allora si partío, e lasciò un suo vicaro nell'oste che avea nome Melichi, che dovesse guardare bene Argo; e così se ne andò alla terra, e Melichi rimase.

Ora avenne che uno barone tartero, lo quale era aguale sotto il soldano, vidde il suo signore Argo, lo quale dovea essere di ragione: vennegli un gran pensiero al quore, e l'animo gli cominciò a gonfiare; e diceva infra sè stesso, che male gli pareva che 'l suo signore fosse preso, e pensò di fare suo podere, sì che gli fosse lasciato; e allora cominciò a parlare con altri baroni dell'oste. E a ciascuno parve in buon volere e in buono animo di volersi pentere di ciò e ch'avevano fatto. E quando furono bene accordati, un barone ch'avea nome Baga si fue cominciatore, e levaronsi suso tutti a romore, e andarono alla prigione dove Argo era preso, e dissongli, com'egli s'erano riconosciuti, e che aveano fatto male, e che volevano ritornare alla misericordia e fare e dire bene, e lui tenere per signore; e così s'acordarono; e Argo perdonò loro tutto ciò ch'aveano fatto contra di lui. E incontanente si mossono tutti questi baroni, e andarono al padiglione dov'era Melichi lo vicaro del soldano, ed ebbonlo morto; ed allora tutti quelli dell'oste si confermarono Argo per loro diritto signore.

Di presente giunse la novella al soldano, come il fatto era istato, e come Milichi suo vicaro era morto. Quando ebbe inteso questo, si ebbe gran paura, e pensossi di fuggire in Bambellonia, e missesi a partire con quella gente che avea. Un barone lo quale era grande amico d'Argo, si stava ad un passo, e quando lo soldano passava, sì l'ebbe conosciuto, e incontanente gli fu dinanzi in sul passo, ed ebbolo preso per forza, e menollo preso dinanzi ad Argo alla città, che v'era già giunto di tre dì. E Argo, quando il vidde, sì ne fu molto allegro, e incontanente comandò che gli fosse dato la morte, si come a traditore. Quando fu così fatto, ed Argo mandò un suo figliuolo a guardare le terre dell'Albero Solo, e mandò con lui trenta mila cavalieri. A questo tempo che Argo entrò nella signoria corre anni MCCLXXXV, e regnò signore VI anni, e fu avelenato, e cosie morìo. E morto che egli fu Argo, un suo zio entrò nella signoria (perchè il figliuolo d'Argo era molto di lungi), e tenne la signoria due anni, e in capo di due anni fue anche morto di beveraggio. Or vi lascio qui, che non ci hae altro da dire, e dirovvi un poco delle parti di verso tramontana.

III.
Delle parti di verso tramontana.

In tramontana si ha uno re ch'è chiamato lo re Chonci, e sono tarteri, e sono genti molto bestiali. Costoro si hanno un loro domenedio fatto di feltro, e chiamanlo Fattighai, e fannogli anche la moglie, e dicono che sono l'iddii terreni, che guardano tutti i loro beni terreni, e così li dànno mangiare, e fanno a questo cotale iddio, secondo che fanno gli altri tarteri, de' quali v'abbiamo contato adrietro. Questo re Chonci è della ischiatta di Cinghy Cane, ed è parente del Gran Cane. Questa gente non hanno città nè castella, anzi si stanno sempre o in piani o in montagne, e sono grande gente delle persone; vivono di latte di bestie[Pg 130] e di carne; biada non hanno, e non son gente che mai facciano guerra ad altrui, anzi istanno tutti in grande pace, e hanno molte bestie, ed hanno orsi che sono tutti bianchi, e sono lunghi XX palmi, ed hanno volpi che sono tutte nere, e asini salvatichi assai, e hanno giambelline, cioè, quelle di che si fanno le care pelle, che una pelle, da uomo, val bene M bisanti; e vaj hanno assai. Questo re si e di quella contrada, dove i cavagli non possono andare, perciò che v'ha grandi laghi e molte fontane, e sonvi i ghiacci sì grandi, che non vi si può menare cavallo; e dura questa mala contrada XIII giornate; ed in capo di ciascuna giornata si ha una posta, ove albergano i messi, che passano e che vengono. E a catuna di queste poste istanno XL cani, gli quali istanno per portare gli messaggi dall'una posta all'altra, sì com'io vi dirò. Sappiate che queste XIII giornate si sono due montagne, e tra queste due montagne si ha una valle, e in questa valle è si grande il fango e il ghiaccio, che cavallo non vi potrebbe andare; e fanno ordinare tregge senza ruote, che le ruote non vi potrebbono andare, però ch'elle si ficcherebbono tutte nel[Pg 131] fango, e per lo ghiaccio correrebbono troppo. In su questa treggia pongono un cuoio d'orso, e vannovi suso questi cotali messaggi, e questa treggia mena sei di questi cani, e questi cani sanno bene la via, e vanno infine all'altra posta, e così vanno di posta in posta tutte queste XIII giornate di quella mala via, e quegli che guarda la posta si monta in su 'n una altra treggia, e menangli per la migliore via. E si vi dico, che gli uomeni che stanno su per queste montagne sono buoni cacciatori, e pigliano di molte buone bestiole, e fannone molto grande guadagno, sì come sono giambellini e vaj ed ermellini e coccolini e volpi nere e altre bestie assai, onde si fanno le care pelli; e piglianle in questo modo, ch'e' fanno loro reti, che non ve ne può campare veruna. Qui si ha grandissima freddura. Andiamo più innanzi, e udirete quello che noi troviamo, ciò fu la Valle Iscura.

IV.
Della Valle Iscura.

Andiamo più innanzi per tramontana, e trovamo una contrada chiamata Iscurità, e certo ella hae bene nome a ragione, ch'ella è sempre mai iscura; quivi sì non appare mai sole nè luna nè stelle, sempre mai v'è notte; la gente che v'è vivono come bestie, e non hanno signore. Ma talvolta vi mandono gli tarteri com'io vi dirò: che gli uomeni che vi vanno si tolgono giumente ch'abbiano pulledri dietro, e lasciano gli puledri di fuori dalla scurità, e poi vanno rubando ciò che possono trovare, e poi le giumente si ritornano a' loro pulledri di fuori dalla iscurità: e in questo modo riede la gente che vi si mette ad andare. Queste genti hanno molto di queste pelli così care ed altre cose assai, perciò che sono maravigliosi cacciatori, e ammassono molto di queste care pelli che avemo contato di sopra. La gente che vi[Pg 133] sta, son gente palida e di mal colore. Partiamoci di qui, e andiamone alla città di Rossia.