NICOLETTA.

Io non temo. È questa tortura che mi esaspera, questo dover vivere nell'incertezza, nell'attesa febbrile di ciò che può accadere, è l'ignoto che ho dinanzi a me. Perchè questo duello? A che scopo? Ah! Come non conoscete la donna! Non avete capito che può giovare più a lui, a quell'uomo, che alla vostra vendetta?

RAIMONDO.

Dopo un breve silenzio.

Bisogna rendervi giustizia: siete di una sincerità…. spaventosa! Ma, vedete, ieri non ero in grado di far della psicologia, io! Quando vi ho veduta uscire dalla sua casa….

NICOLETTA.

Ah! mi avete spiata!

Cade a sedere e lo ascolta fissa.

RAIMONDO.

Eh! Che volete, fu più forte di me; bisognava che sapessi! Mi è salito il sangue al cervello, e fui indeciso per un momento, se affrontar voi o lui. Ma siete una donna, e siete la moglie di mio fratello. E ho affrontato lui.