NICOLETTA.

Vuoi che te lo dica io? Prima di tutto, che non avevo un soldo di dote.

Movimento di RAIMONDO.

No, scusa, per la gente seria e pratica, che ha esperienza della vita, questo è sempre un argomento fortissimo. E capirei perfettamente che tu….

RAIMONDO.

Mi giudichi male. Tutta la mia vita sta a dimostrare che sono un uomo disinteressato. La stessa mia rinuncia al grado e all'impiego, per ridurmi a vivere con quel poco che posseggo, e che spendo in gran parte per soddisfare una passione di viaggi istruttivi, è una prova di disinteresse. Ma ti dirò una cosa che non sai. Sono celibe perchè non ho potuto sposare, anni fa, una fanciulla che amavo e ch'era povera. E non la sposai perchè ella, lealmente, mi disse che amava già un altro uomo. Vedi?

NICOLETTA.

E sia! Andiamo avanti. Ti dissero ch'ero una ragazza cresciuta senza la mamma, poichè la mamma, pur non essendo morta…. più non esisteva…. per me; ch'ero stata allevata da una zia, sorella di mio padre, buona donna, ma niente altro che buona donna; e che il papà era uno spirito bizzarro, un misantropo, dedito soltanto ai suoi studi, certi studi di astronomia, ch'erano anch'essi una prova della stranezza del suo carattere. Il babbo non si occupava di me, e la povera zia non riusciva a frenarmi, a dominarmi, a educarmi…. all'italiana. E così, i più benevoli dicevano ch'ero allevata all'inglese. anzi all'americana, con una libertà di modi e una noncuranza delle forme da far strabiliare ogni onesto e assennato borghese? Nevvero? È così? Sono esatta?

RAIMONDO sorridendo.

Press'a poco.