— Non per amor mio, Gertrude, — replicò Emilia — per amor di te stessa, per amor del tuo dovere e di Dio! Qualche anno fa non avrei aspettato da te un contegno remissivo e benevolo verso una persona da cui tu fossi stata trattata con ingiustizia; ma adesso che sai distinguere il bene dal male, adesso che t'è familiare la vita del divino Maestro, il quale perdonava le ingiurie, adesso che hai imparato a compiere fedelmente tanti alti doveri, speravo che tu sapessi anche sostenere con pazienza e indulgenza ogni più duro cimento. Ma s'io t'ammonisco quando hai errato, non dispero già che tu divenga un giorno come ti bramo. Poichè tu ti trovi sottoposta ora a una novella prova, t'è necessario raccogliere novelle forze per sopportarla; e ho tanta fiducia in te da credere che, conoscendo i miei desiderî, procurerai di condurti convenevolmente verso la signora Ellis, in qualsiasi occasione.
— Lo farò, cara signorina, lo farò. Non le risponderò mai quando sarà cattiva con me, dovessi mordermi le labbra per tenerle chiuse.
— Oh le cose non arriveranno a questo punto! — disse Emilia sorridendo. — Le sue maniere sono un po' ruvide, ma ti ci assuefarai col tempo. —
Proprio in quel momento s'udì una voce nell'anticamera:
— Vedere la signorina Flint! Davvero? Ebbene, la signorina Flint è nella camera della signorina Graham. O che si mette a ricever visite, ora? —
Gertrude avvampò in viso, fino alle tempie. La voce era quella della signora Ellis e parlava in tono di derisione.
Emilia andò all'uscio e l'aperse.
— Signora Ellis!
— Che volete, Emilia?
— C'è qualcuno da basso?