— Sì, un giovanotto che chiede di Gertrude. Quel certo Sullivan, credo.
— Guglielmo! — gridò Gertrude slanciandosi avanti.
— Scendi pure, e quando avrai finito d'intrattenerti con lui torna qui, — disse Emilia. — Voi, signora Ellis, fatemi il piacere di venir a mettere un po' in ordine la mia camera. Credo che troverete sul tappeto molti ritagli di roba per il vostro sacco dei cenci. La signorina Randolph ne semina sempre in abbondanza quando viene a tagliare un vestito. —
La governante fece la sua collezione, poi sedette sul canapè coi ritagli di colore in una mano e i bianchi nell'altra, e cominciò, parlando di Gertrude:
— Che farete di lei, Emilia? La manderete a scuola?
— Sì, andrà dal signor W. l'inverno prossimo.
— Oh! Non è una scuola troppo costosa per una ragazzina della sua condizione?
— È costosa, sicuro, ma io desidero darle il miglior maestro che conosco, e il babbo non fa obiezioni circa la spesa. Pensa anche lui che se vogliamo destinarla a istruire altre bambine, bisogna che sia bene istruita ella stessa. Gliene parlai la prima sera dopo tornati in città per la stagione, e convenne con me ch'era meglio metterla subito a imparare un mestiere, anzichè farne con una mezza educazione una signorina buona a nulla. Egli acconsentì a lasciarmi libera di regolarmi come mi parrebbe meglio, e ho risolto di mandarla dal W. Resterà dunque con noi per ora. È mia intenzione tenermela dappresso quanto più a lungo sia possibile, non solo perchè le sono molto affezionata, ma perchè è tanto delicata e sensitiva; la morte del vecchio Flint l'ha addolorata immensamente, e dobbiamo cercare in ogni modo di consolarla, di renderla felice.... non vi pare, signora Ellis?
— Io ho sempre badato a fare il mio dovere, — rispose la governante, piuttosto seccamente. — Dove dormirà quando la casa sarà ordinata?
— Nella camerina in fondo al corridoio.