«Ma tu mi facesti promettere, caro Guglielmo, di parlarti di me, dicendomi che desideravi conoscere tutto ciò che mi concerne in casa del signor Graham. E però se la mia lettera è più noiosa del solito, la colpa è tua, perchè ho molti particolari da riferirti circa il nostro soggiorno a D***.

«Qui si vive in tutt'altro modo che a Boston.... Ma a questo punto mi par di sentirti esclamare: «Ohimè, Gertrude si rimette a descrivermi la villa Graham....» No, non temere: mi rammento sempre come l'ultima volta, non appena incominciato, tu mi ponesti una mano sulla bocca per interrompermi, e m'assicurasti che il luogo t'era già familiare quanto se tu ci avessi abitato fin da bambino, posto ch'io dagli otto anni in su te lo descrivevo almeno una volta la settimana. Ti costrinsi allora a chiedermi perdono della tua inciviltà: ma, devo confessarlo, t'ho parlato tanto della mia prima visita qui, che tu sei scusabile se il soggetto t'è venuto a noia. Voglio dirti solo la disillusione che ho provata: tutto nella villa de' miei ricordi mi sembra più piccolo e meno bello; l'ingresso e il portico non sono così spaziosi come me li figuravo, nè le stanze così alte, nè il giardino e i chioschi e le serre così grandi. No, no, non ti ridescrivo nulla.... Giorni sono la signorina Emilia mi domandò se il luogo mi piacesse e corrispondesse all'impressione che ne avevo serbata. Io le dissi la verità, ed ella non se n'ebbe a male: rise anzi di quelle mie immagini fantastiche della casa e delle sue adiacenze, ed osservò che questo succede sempre quando si rivedono cose vedute nell'infanzia.

«Non ho bisogno di ripeterti ch'ella m'è prodiga di bontà e di gentilezza: chi la conosce come te sa bene che non può esservi al mondo persona migliore nè più amabile. Io non sono in grado di fare che una minima parte di quello che vorrei per contraccambiar la sua benevolenza: ma ella gradisce tanto ogni umile dono, è tanto grata d'ogni piccola attenzione, che par possibile a tutti di procurarle qualche gioia. Per esempio, ieri, trovate alcune viole mammole nell'erba, gliele portai: ella mi baciò e mi ringraziò come se fossero state diamanti. L'altro giorno un bambino, che si chiama Beniamino Gately, venne a sonare alla porta d'ingresso, con una cappellata di maceroni, còlti senza gambi, e chiese della signorina Emilia per offrirglieli egli stesso: e la signorina lo accolse graziosamente e lo compensò con un dolce sorriso e un «grazie, Ben» che egli non dimenticherà tanto presto.... Non fu atto gentile, di', Guglielmo?

«Il signor Graham mi ha dato un giardinetto, e mi propongo di coltivarvi i più bei fiori, per lei: sempre che la signora Ellis non se ne immischi. Ma ho gran paura del contrario, perchè s'immischia in tutto. Ah, Guglielmo, caro, la signora Ellis è la mia croce, la mia gran croce! È proprio il genere di donna che io non posso soffrire. Credo che certe persone siano antipatiche a certe altre per natura; e quest'è il caso tra me e la detta signora. Non lo direi a nessun altro perchè so che non sta bene; e forse non dovrei dirlo neppure a te: ma non so nasconderti nessun mio sentimento. La signorina Emilia ragiona spesso meco sul proposito della governante e sostiene che io devo imparare ad amarla e che quando l'amerò sarò un angelo.

«Sicuro tu penserai che qui ricompare il temperamento della Gertrude d'una volta, e forse è vero, ma tu non sai a che dure prove ella mette la mia pazienza; gli è in piccole cose che mi sarebbe difficile raccontare, nè vorrei annoiarti con sì fatti pettegolezzi se anche potessi; non ti parlo dunque più di lei. Farò ogni sforzo per essere perfetta ed amarla caramente.

«Non credere che io adesso non andando a scuola me ne stia con le mani in mano: sono occupatissima invece. La prima settimana della nostra villeggiatura, tuttavia, le mattinate mi riescivano uggiose. Io, tu lo sai, mi levo col sole; la signorina Emilia però non può essere tanto mattiniera, e non la vedo mai prima delle otto, cioè oltre due ore dopo ch'io sono alzata e vestita. A Boston, questo tempo lo passavo studiando; ma poichè sul principio della primavera ella s'accòrse che crescevo in fretta, e udì il signor Arnold osservare ch'ero molto pallida, giudicò nocivo per me lo stare troppo sui libri, e, venute in campagna, stabilì che dedicherei allo studio soltanto poche ore dopo la colazione, nella sua camera. Mi consigliò pure di dormire più tardi la mattina, se potevo; io proprio non posso, sicchè esco sempre dal letto prestissimo e scendo in giardino. Un giorno, mentre v'andavo girellando, trovai il signor Graham già al lavoro; non senza mia maraviglia, perchè l'inverno, in città, non è questo il suo costume. Ma egli è un uomo bizzarro. Mi chiamò e mi chiese d'aiutarlo a piantare semi di cipolle; a quanto sembra me la cavai benino, posto che da allora pianto tutti i giorni insieme con lui ogni sorta di cose, delle quali mi fa scrivere i nomi su cartellini attaccati a bastoncelli che mette sulle rispettive piantagioni; e, infine, con mia viva gioia m'ha offerto un pezzo di terra per coltivarvi fiori a mio piacere. A lui, vera stranezza, de' fiori non importa affatto; coltiva esclusivamente ortaggi e alberi da frutto.

«Dunque io avrò un giardino! Ma ti vo facendo una storia lunga, mio Guglielmo; eppure vorrei prolungarla ancora tanto, se me ne rimanesse tempo! O potessi vederti, potessi parlarti! A voce ti direi in un'ora più che non in una settimana scrivendoti. Tra cinque minuti sentirò il campanello della signorina Emilia che mi manderà a chiamare per farle un po' di lettura....

«Mi struggo di ricevere tue lettere, caro, e prego Dio mattina e sera che t'abbia in Sua custodia e mandi presto le bramate notizie alla tua affezionatissima

«Gertrude.»