— Ah, me ne duole per l'immacolata bianchezza dei nastri del vostro cappellino! —

L'omnibus intanto era arrivato alla sua destinazione. Le due passeggere scesero. Gertrude rimise al conduttore il suo biglietto, e fece per avviarsi; ma la bizzarra signora l'afferrò per la veste a la pregò d'attenderla, visto che seguivano la medesima strada. L'attesa fu lunga perchè insorse una difficoltà. La vecchietta si rifiutava di pagare il prezzo chiestole per il suo posto, affermando che non era il prezzo ordinario, e accusando «l'individuo» dell'intenzione d'appropriarsi l'eccedenza di due centini[1]. Gertrude stava sulle spine, perchè s'aspettava da un momento all'altro acqua a torrenti. Finalmente, venuto il conduttore a una transazione con la sua troppo tirata passeggera, si misero in cammino. Avevano fatto un quarto di miglio, circa, a passo di lumaca, quando cominciarono a cadere i primi goccioloni. E Gertrude dovette staccare dalla cintura della sua compagna l'ampio parasole, e reggerlo in guisa da riparare sè e lei. Proseguirono così sotto la pioggia, sempre più fitta. Dopo un altro quarto di miglio, mentre sembrava che si fossero aperte tutte le cateratte del cielo, la fanciulla udì qualcuno correre dietro a loro, e voltandosi vide Giorgio, il servitore del signor Graham, che andava di volo in direzione della villa.

— Oh, signorina Gertrude! — esclamò l'uomo riconoscendola. — Vi bagnerete fino alle ossa, voi, e la signorina Pace.... Sarà bene che vi rifugiate in casa sua, dove sarete al sicuro. Su, lesta! —

Così dicendo pigliò in braccio la vecchietta, e accennato a Gertrude di seguirlo, si slanciò attraverso la strada, nè si fermò finchè non ebbe deposto il suo fardello nell'entrata d'un casinetto vicino. Quasi nello stesso punto vi arrivò anche la fanciulla.

La signorina Pace, giacchè così si chiamava la bizzarra creatura, era tanto sbalordita che le ci volle qualche minuto prima di raccapezzare come si trovasse di botto a salvamento sotto il proprio tetto: intanto Giorgio convenne con Gertrude ch'ella rimarrebbe lì un paio d'ore, finch'egli ripassasse a prenderla col legno al suo ritorno dalla stazione ferroviaria dove andava regolarmente tre volte la settimana, per il suo padrone.

Marta Pace non godeva fama di persona ospitale. Ella era proprietaria del casinetto in cui abitava, e ci viveva affatto sola, senza neppure una serva. Non riceveva mai visite, ma in compenso ne faceva moltissime; e poichè tutti i suoi parenti e i suoi amici stavano a Boston, o ancor più lontano da D***, dove ella dimorava soltanto da qualche tempo, era una costante frequentatrice degli omnibus e altre vetture pubbliche. Per questo, e per la sua assiduità agli uffizi divini, molta gente la conosceva; nondimeno Gertrude forse era la prima ospite che varcava la sua soglia: ospite, del resto, non invitata.

E dovette ella stessa, alla porta, prendere la chiave, aprire, far entrare la padrona di casa nel salotto, aiutarla a levarsi le bavere, gli scialli, i veli in cui era avvolta. Quando però la signorina Marta Pace si fu riavuta, si comportò con l'elegante urbanità che la distingueva. Benchè vivissimo fosse il suo rammarico per i danni sofferti dai propri indumenti, seppe abbastanza padroneggiarlo, da manifestare quasi altrettanto eloquentemente i suoi timori circa quelli di Gertrude. Bisognò che questa l'assicurasse che i suoi stivaletti erano appena bagnati, che il suo vestito e la sua mantellina di ghingano sfidavano la pioggia, e che il suo bel cappellino di paglia era stato ben protetto dalla sciarpa gettatavi sopra, perchè ella si risolvesse a trascurar un momento i doveri dell'ospitalità a fine di mutare l'abito trinato con uno più casalingo.

Lasciata sola, Gertrude, la cui curiosità già era punta dalla strana apparenza del salotto, prese ad esaminare più da vicino i diversi oggetti d'uso e d'ornamento che lo riempivano.

Il salotto veramente non era meno singolare della signora. Come l'abbigliatura di lei, la sua mobilia si componeva di parti eterogenee rappresentanti varie mode di varie età, cominciando da certe seggiole dell'epoca del «Fior di Maggio»[2] fino ai guancialini da spilli che volevano essere moderni, e ai saggi mal riusciti d'erbe cristallizzate.

L'acuto sguardo osservatore di Gertrude si pasceva con delizia in quell'originale miscuglio di poche reliquie d'antica eleganza e di numerosi esempi di cattivo gusto e d'aberrazione, quando la padrona di casa rientrò.