— Tanto piacere! — fece l'altro, buttandosi di nuovo giù, indolentemente, senza cessare di fissar Gertrude.

— Dovete esser molto stanco, — disse Jeremy tornando indietro di due passi. — Io sono medico, e vi consiglierei un pisolino.

— Ah, siete medico? — riprese il pigrone nello stesso tono tra languido ed ironico in cui aveva parlato fino allora. — Seguirò dunque il vostro consiglio. —

E adagiatosi nell'erba, resupino, chiuse gli occhi.

Il dottore vuotò le tasche sulla panchetta del chiosco e invitò Gertrude a pigliarsi la sua parte del bottino. Egli addentava le belle pere sugose, ridendo così forte di quella sua allegra monellata, che quasi i bocconi gli andavano di traverso. A un tratto gli venne in mente di guardar l'orologio.

— Le quattro e mezzo! — esclamò. — Il treno parte tra dieci minuti. Chi mi condurrà alla stazione?

— Non so, signore, — rispose la fanciulla pensando che la domanda fosse diretta a lei.

— Dov'è Giorgio?

— E andato sul prato a prendere il fieno, ma ha lasciato Carlotto, il cavallo bianco, nella corte, con i finimenti e tutto. Ho visto che l'attaccava alla catena dopo avervi portato qui dalla ferrovia.

— Ah! Ebbene, allora, conducetemi voi.