— Non pensi, Gertrude, che la demolizione della chiesa e la conseguente perdita del suo posto di sagrestano abbiano dato un gran crollo alla sua mente inferma?
— Sì, ne sono anzi sicura. Dopo d'allora non fu più lui, e anche nella casa vecchia si mostrava inquieto e malcontento: ma la disdetta data alla signora Sullivan dai proprietari che avevano risolto di fabbricare su quel fondo magazzini, cagionò il totale sconvolgimento della poca ragione che gli rimaneva.
— Triste cosa! Quanti anni ha?
— Non so esattamente, ma certo moltissimi. Rammento che tempo fa la signora Sullivan mi disse ch'era sugli ottanta.
— È vecchio assai; non è da maravigliarsi se cambiamenti grandi e repentini nella sua vita lo hanno fatto rimbambire.
— Oh, no! E per triste che sia, è infine la sorte che può toccare a chiunque viva fino a un'età così tarda. D'altronde, non soffre, nè il suo umore, a quanto io mi ricordo, è mai stato più lieto; sicchè m'affliggo meno per lui che per sua figlia. Io sono in gran pena, Emilia, sul conto di lei.
— Non ha la forza di sopportare questa sventura?
— Credo che l'avrebbe se fosse in buona salute. Ma non istà bene, e temo che la cosa sia più seria di quanto ella voglia ammettere, perchè è tanto pallida, e ha ultimamente avuto parecchie manifestazioni di sintomi che danno da pensare.
— Ha consultato un medico?
— No, non vuol saperne, e s'ostina a ripetere che si rimetterà presto; io però ne dubito, specie se seguita a non aversi nessuna cura. Questa è la ragione principale che mi fa desiderare d'essere in città il più presto possibile. Sono ansiosa di farla vedere al dottor Jeremy, e spero di riuscirvi senza ch'ella sappia ch'egli viene per lei. Avrò una forte infreddatura io stessa, se non ci sarà altro modo.