Tosto che si furono levati da tavola, Emilia si ritirò nella sua camera dove la giovanetta non tardò a raggiungerla.
Interrogata da lei ansiosamente, questa, nel riferirle la scena di poc'anzi, si guardò dal ripetere le acri e ingiuriose osservazioni del vecchio, perchè la buona amica le palesava con l'angoscia tradita dal suo aspetto un sentimento profondo quanto il suo proprio del torto che le veniva fatto giudicandola e trattandola con tale ingiustizia. Le disse però che la sua partenza era già cosa intesa, e che, essendo il signor Graham poco benevolmente disposto verso di lei, stimava opportuno andarsene senz'indugio, tanto più che la sua presenza in casa della signora Sullivan non sarebbe forse mai stata utile come in quel momento. Emilia comprese la ragionevolezza del suo proposito, lo approvò, e s'offerse d'accompagnarla in città nel pomeriggio; ella si rassegnava piuttosto a questo brusco distacco che a vedere Gertrude umiliata dal contegno di suo padre, perchè il pensiero d'un dispregio usato alla sua protetta le era intollerabile.
Il rimanente della giornata fu dunque impiegato dalla fanciulla nel fare le valigie e altri preparativi. La signorina Graham sedeva presso all'amata figliuola adottiva, e le dava consigli sulla sua futura condotta, deplorando la necessità della loro separazione e scambiando con lei promesse reiterate d'imperituro e immutabile affetto.
— Oh, se almeno poteste scrivermi, cara Emilia! Sarebbe un gran conforto durante la vostra lunga assenza!
— Ti farò avere quelle notizie che mi sarà possibile mandarti con l'aiuto della signora Ellis; ma per quanto rare e scarse debbano essere, sii certa ch'io penserò sempre a te, e non dimenticherò mai di raccomandare la mia diletta alla protezione e alla cura di Colui che può esserle miglior amico e miglior consigliere di me! —
Gertrude andò poi a cercar la governante e la fece restare attonita dicendole che veniva ad accomiatarsi da lei. Ma la maraviglia e la curiosità della brava signora furono presto soverchiate dal bisogno d'esaltare la cortesia e la generosità del signor Graham, e le delizie d'un viaggio come quello a cui ella s'apparecchiava. Dopo averle augurato molto piacere, la giovanetta la pregò di scriverle qualche volta; ma parve che la sua richiesta non fosse udita, perchè la signora Ellis invece di rispondere le domandò se credeva che un abito di casimiro fosse adatto per viaggiare nel Mezzogiorno; essa allora la ripetè con maggior calore, ma l'altra l'eluse di nuovo, manifestando il desiderio di sapere quante paia di sottomaniche avrebbe dovuto mettere nel suo bagaglio. La postulante di favori epistolari non si diede per vinta; sodisfatto a tutte le sue domande, tornò alla carica, riescì finalmente a farsi ascoltare, ed ottenne la promessa d'una lettera, che, dichiarò la signora Ellis, sarebbe stata la sola da lei scritta nel corso di anni ed anni.
Prima di lasciar la casa, Gertrude si presentò al signor Graham nella speranza d'un amichevole commiato; ma egli al suo timido «addio» non rispose che mormorando appena percettibilmente la semplice e universale formula di saluto, d'un significato così profondo quand'esce dal cuore, e così gelida quand'è proferita con indifferenza, a fior di labbra; poi le voltò le spalle e, prese le molle, si mise ad accomodare il fuoco nel caminetto.
Ed ella se n'andò con le lacrime agli occhi e l'animo contristato, perchè il signor Graham era stato sempre buono con lei.
Ma trovò una ben diversa accoglienza in cucina dove salì per salutare la cuoca e la serva.
— Cara signorina Gertrude, Dio vi benedica! — esclamò la signora Prime inciampando su per la scaletta che metteva nella stanza di sotto, e asciugandosi le mani nel grembiule. — Come sentiremo la vostra mancanza! La casa ci sembrerà vuota quando voi non ci sarete più. Affemmia, se non ritornate, noi qui si muore in capo a quindici giorni. L'anima e la vita di questo luogo siete voi. Ma avete tanto senno, che certo fate quel che va fatto; se ve ne andate bisogna dunque rassegnarsi, si avesse anche a consumarci gli occhi dal piangere, Caterina ed io!