Era un mattino di novembre.

Alzata col sole, ella si lavava e pettinava in una camera così fredda, che prima d'aver finito si sentì le dita mezzo intorpidite: nondimeno, innanzi di cominciare i lavori della giornata, non omise d'implorar sovr'essi la benedizione del Cielo. Poi entrò pian piano nella camera attigua dove la madre di Guglielmo dormiva ancora, accese una piccola stufa di ferro, al quale fine i materiali erano già accuratamente preparati, e ciò fatto, scese con passo leggero al pianterreno per accendere il fuoco nella cucina, ch'era una comoda stanza in cui d'inverno la famiglia prendeva i suoi pasti.

La tavola era apparecchiata e la colazione quasi pronta, quando giunse la signora Sullivan. Tutta ravvolta in un ampio scialle, più pallida ed esile che mai, ella appariva assai debole e malaticcia.

— Gertrude, — disse alla fanciulla — perchè mi lasci dormire la mattina mentre tu sei in piedi e lavori? È stato così ogni giorno questa settimana.

— Per un'ottima ragione, zietta: — rispose quella — io dormo la notte e mi desto all'alba, voi invece fate proprio l'opposto. D'altronde, mi ci diverto a preparar la colazione.... Guardate che bellezza di caffè! — Ne versò un poco in una tazza e lo riversò nella caffettiera. — È mai chiaro? O non vi struggete di berlo, stamani, con questo freddo?

La signora Sullivan sorrise. Le aveva insegnato lei a farlo, perchè ella non ne era pratica avendo lo zio True preferito sempre il tè.

— Ora, — proseguì Gertrude scherzosamente, tirando una poltrona nel canto del fuoco — bisogna che vi mettiate qui e che badiate al ramino finchè l'acqua non bolla; io intanto scappo a vedere se il signor Cooper è levato e vuol permettermi di pettinare il suo codino. —

Uscì, mentre la vedova pensava in cuor suo che una figliuola buona a quel modo non poteva esserci al mondo, e di lì ad alcuni minuti ritornò col vecchio, ch'era molto pulitamente vestito, lo condusse al suo posto a tavola, aspettò che fosse seduto come avrebbe fatto con un bambino, poi gli appuntò il tovagliuolo al collo e servì la colazione.

Nel tempo che la signora Sullivan mesceva il caffè, Gertrude, evitando delicatamente d'attirare i suoi sguardi, sbucciò una patata arrostita, sgusciò un uovo sodo, e pose l'uno e l'altra nel piatto del signor Cooper; il che risparmiava a questi la difficoltà per lui sempre maggiore di compiere quelle operazioni da sè, e a sua figlia l'angoscia che soffriva notando la sua inettitudine e la crescente sua negligenza in materia di quella pulizia ch'era per la brava massaia una cosa sacra.

La povera donna non aveva appetito. A fatica la fanciulla potè indurla a prendere qualche cosa; però certe ostriche fritte che si trovò inaspettatamente dinanzi la tentarono, e assaggiatane una finì col mangiarne parecchie gustandole come da un pezzo non gustava più alcun cibo. Gertrude, osservando la sua faccia patita, il languore che denotava l'atteggiamento della sua persona, si confermò nell'opinione che soltanto un'infermità grave poteva aver trasformato in tal guisa l'energica benchè piccola signora Sullivan, e risolse di non lasciar trascorrere un altro giorno senza che un medico la vedesse.