Un notevole mutamento si manifestava nello stato del demente da che ella aveva preso dimora in casa della vedova Sullivan. Egli era divenuto più docile, e si mostrava più contento e meno irritabile. Da principio la maggior tranquillità e la consolante presenza di Gertrude parevano aver prodotto un effetto benefico anche sulla salute della povera donna; ma ultimamente la sua debolezza andava aumentando, e due o tre volte ella era d'improvviso caduta in deliquio. La giovanetta sentì ridestarsi tutti i suoi timori, più vivi che mai. Perciò quella mattina uscì col fermo proposito di recarsi dal dottor Jeremy, non appena libera da' suoi doveri di scuola, per chiedergli di visitare la malata.

Ella esercitava il suo ufficio d'insegnante con piena sodisfazione del signor W., e non v'incontrava difficoltà alcuna, fuor delle piccole noie e dei momentanei scoraggiamenti cui vanno soggetti tutti i maestri a cagione della pigrizia, della caparbietà o della stupidità di certi alunni. Varie cause la costrinsero a indugiarsi quel giorno un'ora più del solito. Battevano le due quand'ella sonava il campanello alla porta del medico. Le aperse una cameriera che la conosceva di vista essendo ella venuta altre volte in casa dei suoi padroni. La ragazza le disse che stavano per mettersi a tavola, ma che senza dubbio il dottore l'avrebbe ricevuta lo stesso, e la fece entrare nel tinello dov'egli si trovava. Ritto con la schiena contro la stufa, mangiava una mela, com'era suo invariabile costume, avanti pranzo. Vedendo Gertrude posò il frutto e le mosse incontro a mani tese.

— Gertrude Flint, se non m'inganno! Bene, ho piacere di vedervi, finalmente! Sarei curioso di sapere perchè vi siete fatta così desiderare. —

Ella si giustificò spiegandogli che viveva con una donna inferma e un vecchio cadente i quali avevano bisogno d'assistenza, e che il resto del suo tempo era tutto preso dalla scuola, sicchè non gliene avanzava per fare visite agli amici.

— Magre scuse, — esclamò il dottore — magre scuse! Ma ora che vi teniamo, non vi lasceremo scappare tanto presto. — E, andato a piè della scala conducente alle stanze superiori, gridò con quanto n'aveva in canna: — Signora Jerry! Signora Jerry! Scendete lesta per quanto è possibile, e mettetevi la vostra berretta più bella: abbiamo un'ospite a pranzo!... Pover'anima! — soggiunse sottovoce, volgendosi a Gertrude con un sorriso bonario. — Non può spicciarsi in furia, che ve ne pare?... E grassa! —

Ma Gertrude protestò che doveva affrettarsi a ritornare a casa, e disse il fine della sua visita, esponendo al medico lo stato della signora Sullivan.

— Un'ora non porta conseguenze in un caso come cotesto, — insistette egli. — Voi dovete desinare con me e poi andrò dove vorrete, anzi ci andremo insieme nel mio carrozzino. —

Ella esitò un poco. Il cielo s'era annuvolato, e cominciava a cadere qualche fiocco di neve; la strada era lunga; d'altronde, sarebbe stato meglio che ella accompagnasse il dottore, perchè nella via dove abitava gli stabili erano quasi tutti nuovi e non ancora numerati, e forse da solo egli avrebbe stentato a trovare la casa.

Intanto scese la signora Jeremy. Per grassa era grassa bracata, e in quel momento l'insolita celerità de' suoi movimenti, e l'ansia d'avere inaspettatamente a pranzo una persona estranea, le tingevano il viso di porpora. Ella diede a Gertrude un bacio affettuoso, poi girò gli occhi intorno, e visto che non c'era nessun altro, li fissò sul marito, con uno sguardo di rimprovero.

— Via, dottor Jerry, non vi vergognate? Mai più non presterò fede alle vostre parole.... Farmi credere che ci fosse capitato un qualche ospite straordinario....