— Che dice di me?

— Dice che vi perdona e vi compiange, e che si confida di potervi soccorrere, di farvi guarire.

— Davvero? Dunque non volete uccidermi?

— Uccidervi? Ma tutt'al contrario. Vi dico che speriamo di confortarvi e vedervi rimessa in salute. —

La signora Miller s'avvicinò con una tazza di tè che aveva intanto preparata. Gertrude la prese e la porse alla vecchia, la quale avidamente bevve, continuando tuttavia a fissarle gli occhi in viso di sopra l'orlo della tazza. Bevuto ch'ebbe, lasciò ricader la testa sul guanciale, e si mise a borbottare frasi sconnesse in cui non si distinguevano le parole, eccettuato il nome di suo figlio Stefano. Visto che i suoi pensieri sembravano rivolti altrove, la fanciulla, cui premeva di ritornar a casa per non abusare della cortesia del dottor Jeremy, rimasto con la signora Sullivan, si scostò dal letto, dicendo:

— Arrivederci. Verrò presto a trovarvi.

— E non mi farete male? — gridò Annetta rizzandosi di nuovo.

— Oh, no, davvero! Anzi vi porterò qualche cosa che vi piacerà.

— Non conducete qui Gertrude! Non voglio vederla!

— Sarò sola. —