Sono le dieci. Tutto è silenzio e quiete nella casa. Gertrude sola veglia ancora. Ha teso l'orecchio all'uscio del signor Cooper, e il rumoroso respiro del vecchio l'ha accertata ch'egli dorme profondamente. La signora Sullivan, grazie all'effetto d'una pozione calmante ordinatale dal dottor Jeremy, è caduta in un sonno tranquillo, benefizio che non godeva da tempo. I dieci uccellini di Calcutta dormono anch'essi tutti in fila serrata, sul medesimo sottile ballatoio, nella spaziosa loro gabbia appesa davanti alla finestra e coperta da un panno di lana a fine di ripararli dall'aria fredda della notte. La giovanetta ha chiuso gli usci, preparato ogni cosa per la mattina appresso, spento i lumi. La casa è in ordine e sicura. Ed ora ella s'è ritirata nella sua camera, a leggere, a meditare, a pregare. Le sue cure si moltiplicano, le prove cui è sottoposta sono sempre più severe. Ella si vede di fronte un grande dolore e una grande responsabilità, ma non rifugge nè dall'uno nè dall'altra. Anzi, ringrazia Dio d'averle dato la forza di rinunziare agli agi ed ai piaceri, nonostante la propria fralezza e l'ira d'un uomo che non avrebbe voluto offendere, per trovarsi là al suo posto, a combattere la battaglia della vita e aspettarne coraggiosamente l'esito. Ringrazia Dio di sapere a chi ricorrere, poichè fra le amare tristezze della sua infanzia e della sua prima giovinezza non le è mai venuto meno il soccorso dell'amore di Colui che muta le tenebre in luce. Nessuna sventura, quantunque grave, potrà più gettare un'ombra in quell'anima che illuminano i raggi emanati dal trono divino. Ma per salda che sia la sua fede, per valoroso che sia il suo cuore, Gertrude è una tenera natura femminile: ed ella piange, mentre siede soletta nella sua camera, piange sopra sè stessa e sopra il giovane che, lontano in paese straniero, conta i giorni e i mesi e gli anni fra cui si confida di ritornare a sua madre ch'egli invece non rivedrà mai più!... Ma col ricordo della sua promessa di tener ella presso quella madre il luogo d'una figliuola la cui mano amorosa deve ora assisterla e servirla nella malattia che la travaglia, le si riaffaccia la necessità di dominare i propri sentimenti; ferrea necessità, alla quale ella ha imparato per tempo a sottomettersi. Raccoglie allora tutta la sua energia, si calma, asciuga le lacrime che le offuscano la vista, e si raccomanda a Quegli ch'è la fortezza dei deboli e la consolazione degli afflitti: poi, confortata dalla comunione del suo spirito col Padre celeste, va a coricarsi anch'ella, e vinta dalla stanchezza, dopo una giornata fisicamente e moralmente faticosa per lei, non tarda a seguire gli altri inquilini della casa nel regno dei sogni.
XXV.
.... V'ha chi dice
Che barlumi d'un mondo più remoto
Da noi, visitan l'anima nel sonno.
Shelley.
Fu una vera fortuna per Gertrude che ricorresse appunto la settimana del Rendimento di Grazie, tempo di vacanza nella scuola del signor W., perchè così ebbe agio d'attendere alle molteplici sue faccende. Un'altra fortuna ella stimava l'aver ottenuto Giannina, la quale, lieta di compiacerla, accettò volentieri la sua proposta, quantunque, ella diceva, l'idea d'andar a servire fuor della sua famiglia non le fosse mai garbata; ma come rifiutarsi d'aiutare la cara signorina Flint ch'era stata tanto buona con lei e co' suoi? C'era piuttosto da temere che la signora Miller, avendo in casa Annetta Grant malata gravemente, non potesse privarsi della sua figliuola maggiore; anche questa difficoltà però fu tolta dal ritorno inaspettato di Maria, la secondogenita.
Dopo alcuni giorni di tirocinio sotto la direzione di Gertrude, Giannina, ragazza molto accurata e capace, si trovò in grado di sollevare la signora Sullivan de' suoi più faticosi doveri di massaia, e prestarle i servizi personali che il suo stato richiedeva. Gertrude quindi fu libera di fare frequenti visite alla vecchia Grant, la quale era nel colmo della febbre e aveva gran bisogno d'assistenza.
La memoria delle sevizie patite sotto la potestà di quella megera durava ancor viva nella fanciulla, ma scevra oramai d'ogni senso d'amarezza, d'ogni desiderio di vendetta. S'ella ricordava il passato, era soltanto per compiangere la sua persecutrice e perdonarle; se pensava al modo di contenersi verso la sua tiranna, già tanto detestata, era con l'unico fine d'esserle utile e di consolarla.
Vegliò notti e notti al capezzale della malata, che sebbene sempre in delirio, non mostrava più ombra del terrore destatole sulle prime dalla sua presenza.