Circa un'ora dopo la donna venne a trovarla in cucina, dove aveva cercato la quiete di cui sentivano bisogno i suoi nervi scossi e il suo animo contristato, e le disse che Annetta s'era calmata; ma giaceva in uno stato di grande prostrazione, e pareva prossima alla sua fine. Tuttavia ella credette meglio non rientrare nella camera. Sedette presso la stufa e prese a meditare sulla strana scena di cui era stata testimone. Spuntava l'alba quando la signora Miller le annunziò che la vecchia Grant aveva reso l'ultimo sospiro.
La sua opera di misericordia, di perdono, d'amore cristiano, era dunque compita. Ed ella s'affrettò a tornarsene a casa per riposare. Doveva armarsi di nuova forza, di nuovo coraggio, a fine di sostenere le fatiche e le pene che la sorte ancora le preparava.
E forza e coraggio non comuni erano necessari alla fanciulla per attraversare una di quelle funeste sequele di malattie e di morti fra le persone più prossime, che si danno nella vita, e in cui un colpo succede all'altro con tale fulminea rapidità, che prima d'esserci riavuti già veniamo atterrati novamente.
Meno di tre settimane dopo sepolta Annetta Grant, Paolo Cooper soccombette a una breve malattia. Quantunque nessuno di questi due casi toccasse Gertrude nei sentimenti più profondi del suo cuore, pure l'adempimento dei doveri ch'ella s'era volontariamente imposti richiedeva uno sforzo fisico e morale assai grave per una giovanetta di diciotto anni, già tormentata dalla minaccia d'una terza disgrazia, e ben più dolorosa.
Anche l'assenza d'Emilia era una dura prova, perchè nelle ore d'angoscia ella soleva ricorrere alla buona amica per consiglio e conforto, e da lei imparava la pazienza e la rassegnazione, virtù di cui le offriva un vivente esempio. Un'unica lettera, scritta dalla signora Ellis, le aveva recato notizie del suo viaggio, e queste non erano molto sodisfacenti.
I Graham soggiornavano all'Avana, dove avevano preso alloggio in una pensione tenuta da una signora loro connazionale, e affollatissima d'ospiti venuti da Boston, Nuova York e altre città settentrionali.
«Non è mica un viaggio molto piacevole, in fin dei fini!» scriveva la governante. «V'assicuro, Gertrude, ch'io vorrei piuttosto essere in pace, a casa, e non tanto per me quanto per Emilia. Già non può trovarsi bene, qui, poverina, perchè l'abitazione manca d'ogni comodo: le finestre invece di cristalli hanno grate come nelle prigioni, non c'è un tappeto in nessuna stanza, nè un caminetto, nè un braciere, sebbene qualche volta la mattina il freddo si faccia sentire. E poi c'è una vedova, con un fratello e le nipoti: la quale vedova è una donna frivola e vana e secondo me, credetemi o no, ha messo gli occhi sul signor Graham, o vuol pigliarsi giuoco di lui. Veste pomposamente, parla forte, ha modi imperiosi: a lei piace dominare, e lui è tanto grullo da seguirla come un cagnolino, e prender parte ad ogni sorta di gite, a piedi, in vettura, a cavallo.... Non è ridicolo? Un uomo di sessantacinque anni sonati! Emilia ed io non scendiamo più che di rado nel salotto, giacchè l'allegra brigata non tiene il minimo conto della nostra presenza. Essa non si lagna, non fiata nemmeno, ma io vedo che non è felice, e desidera di ritornare a Boston: lo desidererei anch'io se non ci fosse quella terribile traversata.... Ah, Gertrude, mi sembra un miracolo ch'io non sia morta dal mal di mare nel venir qui, e la sola idea di risalire a bordo d'un piroscafo mi sgomenta a segno, che non so proprio come farò a tornarmene indietro!...»
Gertrude scriveva spesso alla signorina Graham; però, non potendo questa leggere le sue lettere che mediante gli occhi della signora Ellis, non le era dato di manifestarvi i suoi pensieri e sentimenti più intimi come usava nei colloqui con l'amica piena d'indulgenza e di simpatia, perchè avrebbe dovuto esporli alla censura della governante.
Ogni corriere delle Indie orientali portava notizie di Guglielmo Sullivan, i cui affari prosperavano e ch'era contento nell'esilio pensando che i suoi cari godevano, lietamente com'egli credeva, i frutti delle sue fatiche. Egli scriveva quindi sempre nel consueto suo tono gaio e vivace.
Una domenica sera, poche settimane dopo la morte del vecchio Cooper, Gertrude sedeva accanto alla signora Sullivan, stesa sul suo letto, e teneva in mano una lettera aperta di cui le leggeva per la terza volta il contenuto. I numerosi bolli postali sulla facciata esterna del foglio ne mostravano la provenienza. Era arrivata il giorno stesso. La madre ascoltava intenta quella lettura, e così dolorosamente la colpiva il contrasto tra le proprie riflessioni e le fulgide speranze di quel figliuolo ignaro della fosca nube che s'addensava sul suo capo, ch'ella chiudeva le palpebre, abbandonandosi, oppressa da una tristezza profonda come non mai; mentre la giovanetta, ripetendo le parole con cui Guglielmo esprimeva la gioia del momento agognato in cui avrebbe potuto stringere di nuovo tra le sue braccia «la cara piccola mamma» che si struggeva di rivedere, gettava uno sguardo furtivo sul corpo consunto, sul viso emaciato della povera donna, e si sentiva gelare il cuore.